Il film «Piedone a Honk Kong»,
con soggetto cinematografico di Lucio De Caro.
Altro su Honk Kong fra alcune righe.
Non mi sono mai sentito mortificato
dalla vendita del souvenir dell'«U mafiusu»,
della «A mafiusa»,
della «A famiglia mafiusa»,
«A famigghia mafiusa».
Sono, peraltro, ben realizzati,
non mi risulta che facciano guadagnare la mafia,
sono
una forma di economia,
di espressione sociale,
anche e persino contro la mafia,
a favore della cultura della legalità,
non inneggiano assolutamente alla mafia,
io sono per la libertà,
per la libertà di espressione,
anche dei film di Franco e Ciccio,
di Franco Franchi,
di Ciccio Ingrassia,
sulla mafia,
sui mafiosi.
Perché non si deve discutere
e parlare
della mafia,
della criminalità organizzata,
anche con «u mafiusu»,
con «a mafiusa»,
con «a famiglia mafiusa»,
perché devono essere proibiti
questi souvenir,
perché non si deve
e può dire,
scrivere,
che la Sicilia è stata anche terra di mafia?
Nell’ordinanza di divieto di vendita di questi souvenir sul territorio di Agrigento l'ex sindaco della mia città scriveva:
«Ritenuto
che la vendita di tali prodotti nel territorio di Agrigento mortifica la
comunità agrigentina, da anni impegnata nella diffusione della cultura
della legalità, si ordina il divieto di vendita di qualsiasi tipo di
oggetto che inneggi, o richiami in qualunque modo e forma, alla mafia e
alla criminalità organizzata».
Non concordo neanche con la Cgil di Agrigento,
con questo sindacato.
Ed i turisti di Singapore,
degli Stati Uniti,
degli Usa,
di Honk Kong,
ad Agrigento,
ammesso che ci siano,
cosa ne pensano,
quali sono le loro opinioni?
Mi auguro che ci siano ricorsi alla magistratura contro questo provvedimento dell'ex primo cittadino della mia città di Agrigento,
che questi ricorsi siano vinti.
Ecco la nota della Cgil:
La CGIL di Agrigento
interviene sulla questione del divieto di vendere oggetti che inneggiano
alla mafia, apprezzando tale scelta, una pratica purtroppo diffusa in
alcune zone turistiche della Sicilia. Il sindacato ha espresso
preoccupazione per la presenza di questi oggetti, che non solo
banalizzano la gravità del fenomeno mafioso, ma rischiano anche di
alimentare una cultura di omertà e di glorificazione della criminalità
organizzata. La CGIL ha chiesto il potenziamento e, di conseguenza, un
rafforzamento dei controlli da parte dei vigili urbani e delle altre
autorità competenti, affinché si assicuri il rispetto delle normative
che vietano la vendita di tali prodotti. L’obiettivo è quello di
tutelare l’immagine della città e promuovere una cultura della legalità,
sensibilizzando i cittadini e i turisti sull’importanza di combattere
ogni forma di criminalità organizzata. La CGIL ha chiesto il potenziamento e, di conseguenza, un rafforzamento dei controlli da parte dei vigili urbani e delle altre autorità competenti, affinché si assicuri il rispetto delle normative che vietano la vendita di tali prodotti. L’obiettivo è quello di tutelare l’immagine della città e promuovere una cultura della legalità, sensibilizzando sia i cittadini che i turisti sull’importanza di combattere ogni forma di apologia della mafia. Questo intervento si inserisce in un più ampio contesto di lotta alla mafia e alla diffusione di messaggi che ne minimizzano la pericolosità, sottolineando l’importanza di un’azione coordinata tra le istituzioni e la società civile per contrastare questo fenomeno. Il sindacato ha sottolineato l’importanza di un monitoraggio costante da parte delle forze dell’ordine per garantire il rispetto delle normative e prevenire la diffusione di messaggi che possono alimentare una cultura mafiosa.
L’ex procuratore della
Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio,
attualmente sarebbe procuratore
generale a Cagliari, a quanto mi risulta,
era intervenuto
sul divieto di vendita di
souvenir turistici a tema mafia imposto dall'ex sindaco Franco Miccichè ad
Agrigento.
Ed affermava:
Lodevole iniziativa quella del sindaco di
Agrigento, che ha vietato la vendita di gadgets che rimandano ad una
immagine della mafia folcloristica e per certi versi rassicurante.
Iniziativa che non brilla certo per ironia anche se ha il pregio di
essere a ‘costo zero’ per l’amministrazione. Ma proprio perché
attraverso questi, invero, pacchiani oggettini viene veicolata una
immagine della mafia più folcloristica che reale, ben altre dovevano
essere le iniziative antimafia, a partire dalla denuncia dei vecchi e
nuovi ladri delle risorse idriche, tanto pubblici che privati, e
rilanciare un’amministrazione della Cosa pubblica attenta allo sviluppo
del territorio scevra da condizionamenti ambientali e clientelari. Ma mi
rendo conto che una iniziativa di tal fatta ha costi economici, ma
soprattutto umani e culturali, ancora purtroppo, insostenibili in questa
Isola”.
E chissà com'era,
nella ricorrenza esatta del centenario della nascita,
nel 2020,
il francobollo commemorativo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa,
nato
a Saluzzo (Cn - provincia di Cuneo)
il ventisette di settembre del 1920,
morto
in via Isidoro Carini,
a Palermo,
il tre di settembre del 1983.
Il francobollo,
valido per la posta ordinaria,
mostrava
un ritratto del generale su uno scorcio di Saluzzo (in provincia di Cuneo),
la citta' natale di Carlo Alberto Dalla Chiesa:
si verebbero
l'antico Palazzo comunale di Saluzzo,
l'attigua e vicina Torre civica di Saluzzo.
Il bollettino illustrativo dell'emissione era stato firmato
dal sindaco di Saluzzo a quel tempo, Mauro Calderoni,
chissà se lo sia ancora,
e dal figlio del generale,
da Nando Dalla Chiesa.
Vi si ricorderebbe
il sacrificio di questo servitore dello Stato:
il 3 settembre 1982, pochi mesi dopo il ritorno in Sicilia, mentre cercava di onorare senza poteri la sua sfida al servizio dello Stato e del popolo italiano, fu assassinato da un commando mafioso in Via Carini a Palermo; morirono assieme a lui la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo.
Si ricorderebbe anche una frase di Dalla Chiesa,
riportata sul monumento che sarebbe stato inaugurato
a Saluzzo:
se e' vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi; non possiamo oltre delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti.
Lo Stato di Singapore nominato
nel film «I due evasi di Sing Sing»
con Franco e Ciccio,
con Franco Franchi,
con Ciccio Ingrassia,
anche su Sing Sing,
anche con il personaggio cinematografico di Alfred Attanasia,
la parte cinematografica è stata interpretata
dall'attore cinematografico Arturo Dominici,
venuto al mondo a Palermo il due di gennaio del 1916,
deceduto
a Roma il sette di settembre del 1992.
Alla prigione di Sing Sing va il parsonaggio femminile di Holly (Audrey Hepburn,
nata
ad Ixelles,
nella regione di Bruxelles - Capitale il quattro di maggio del 1929),
nel film «Colazione da Tiffany»,
con sceneggiatura cinematografica non originale di George Axelrod,
la sua data di nascita il nove di giugno del 1922,
il luogo di nascita New York;
la data di morte il ventuno di giugno del 2003,
la città del decesso era stata Los Angeles;
dal romanzo «Colazione di Tiffany»
dell'omosessuale Truman Capote,
nato
a New Orleans il trenta di settembre del 1924,
morto
nel quartiere residenziale di Bel Air,
a Westside Los Angeles,
a Los Angeles,
il venticinque di agosto del 1984.
Il carcere di Sing Sing sarebbe nominato
nel film «Lassù qualcuno mi ama»,
del 1956,
come la prigione di Frankie Peppo (l'attore cinematografico Robert Loggia,
nato nel distretto di Staten Island,
a New York,
il tre di gennaio del 1930,
morto
a casa nel quartiere di Brentwood,
a Los Angeles,
il quattro di dicembre del 2015),
un film sul pugile Rocky Graziano.
Il condannato a morte Umberto Anastasio,
avrebbe trascorso diciotto mesi nel braccio della morte del carcere di Sing Sing,
ma la sentenza sarebbe stata annullata,
lui sarebbe stato liberato.
Grazie ad AgrigentoOggi,
a Grandangolo,
alla app Agrigento notizie gratis;
a Wikipedia in italiano.