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martedì 19 maggio 2026

Bloomsday, il «caretaker» del racconto «I morti» da «Gente di Dublino» di Joyce, lo «Stately» dell'«Ulisse» --- «Aspettando Godot» di Beckett, «Siddharta» di Hesse, «Il nome della rosa» di Eco, «Sol» di Cusumano, di Caltabellotta, la Società agrigentina di storia patria, Brunetto, Zanini, Adalgisa Morreale --- «Il canto che cura» di Ezio Noto sarà presentato per la prima volta nell'aula magna del plesso De Amicis venerdì prossimo di mattina

Lily, the caretaker's daughter, was literally run off her feet.

 

 

 

Chissà 

 

 

 

se il «caretaker»

 

 

 

in questo racconto «I morti»

 

 

 

- «The Dead» in lingua originale inglese -

 

 

 

dalla raccolta di racconti «Gente di Dublino»

 

 

 

(dai «Dubliners»),

 

 

 

di James Joyce,

 

 

 

morto un tredici di gennaio,

 

 

 

una raccolta pubblicata

 

 

 

il quindici di giugno del 1914,

  

 

 

sia il «custode»,

 

 

 

il «guardiano»,

 

 

 

il «sorvegliante»,

 

 

 

oppure

 

 

 

il «portinaio».

 

 

 

La prossima volta mi occupo dell'espressione linguistica con verbo, 

 

 

 

con aggettivo possessivo, 

 

 

 

con nome al plurale, 

 

 

 

«run off her feet».

 

 

 

Bloomsday, «The Dead». 

 

 

 

L'«Ulisse» 

 

 

 

di James Joyce, 

 

 

 

«Aspettando Godot» 

 

 

 

di Samuel Beckett, 

 

 

 

«Siddharta» 

 

 

 

di Hermann Hesse, 

 

 

 

nato

 

 

 

un due di luglio;

 

 

 

«Il nome della rosa» 

 

 

 

di Umberto Eco, 

 

 

 

«Sol» 

 

 

 

di Leonardo Cusumano, 

 

 

 

di Caltabellotta (Ag - provincia di Agrigento), 

 

 

 

la Società agrigentina di storia patria, Calogero Brunetto, Franco Zanini, Adalgisa Morreale.

 

 

 

Eccovi le prime parole del romanzo «Ulisse» 

 

 

 

(«Ulysses») joyceano,

 

 

 

edito e pubblicato

 

 

 

il due di febbraio del 1922,

 

 

 

dell'«Episodio 1»

 

 

 

(«Episode 1»),

 

 

 

«Telemaco»

 

 

 

(«Telemachus»),

 

 

 

della «Parte I»

 

 

 

(«Part I»),

 

 

 

«La Telemachiade»

 

 

 

(«The Telemachiad»):

 

 

 

I



Stately, plump Buck Mulligan came from the stairhead, bearing a bowl of lather on which a mirror and a razor lay crossed.
 
 
 
L'aggettivo «stately»,
 
 
 
non è un avverbio,
 
 
 
significa 
 
 
 
«solenne»,
 
 
 
«maestoso»,
 
 
 
«grandioso»,
 
 
 
«imponente».
 
 
 
La prossima volta potrei
 
 
 
occuparmi 
 
 
 
di «plump».

 

 

 

La presentazione del libro di racconti «Il canto che cura»,

 

 

di Ezio Noto, 

 

 

 

nell'aula magna del plesso De Amicis, 

 

 

 

a Caltabellotta,

 

 

 

con il preside e dirigente scolastico dell'Ic Roncalli,

 

 

 

di questo istituto comprensivo,

 

 

 

con Giuseppe Oliveri;

 

 

 

con Anna Maria Montalbano della Consulta delle donne di Caltabellotta;

 

 

 

con Biagio Marciante,

 

 

 

il sindaco di Caltabellotta;

 

 

 

con Maria Castrogiovanni,

 

 

 

che è assessora al Comune di Caltabellotta;

 

 

 

con l'artista,

 

 

 

con l'illustratore, Giovanni Proietto;

 

 

 

con l'attrice,

 

 

 

con la curatrice di eventi, Liliana Sinagra;

 

 

 

con lo scrittore Leonardo Cusumano.

 

 

 

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al «Portale Letteratura»

 

 

 

dell'enciclopedia in rete Wikipedia in italiano;

 

 

 

alla biblioteca in internet «WikiSource»

 

 

 

in inglese.




La presentazione del libro «Il canto che cura»,

 

 

 

con ingresso libero,

 

 

 

il prossimo ventidue di maggio di questo 2026,

 

 

 

alle undici del mattino.

giovedì 7 novembre 2019

L'amore secondo San Paolo, le prime volte, la donna-oggetto, gli angeli ed Ermes Ronchi

Anzi, l'unica cosa che rimane per sempre, ciò che rimane quando non rimane più nulla, è l'amore (1 Cor 13, 8). Perché Gesù non dice che finiranno gli affetti e il lavoro gioioso del cuore.



 
 

L'amore ed il nulla mi fa ripensare ad un testo teatrale per niente valido, Una storia mai cominciata (edizioni Ars Publica), di un critico musicale ed autore che ho conosciuto. 
 
 
 
Un testo che cominciava con niente, niente sulle menate e sui sentimentalismi di un prof universitario di Venezia omosessuale che aveva avuto una delusione d'amore da un ragazzo di ventiquattro anni. 
 
 
 
Che stupidaggini insulse.














E le consuete frasi  "ad effetto" di Ermes Ronchi, ad esempio sulle prime volte, qui anche molto delicate:



Tutti conosciamo la meraviglia della prima volta: la prima volta che abbiamo scoperto, gustato, visto, amato... poi ci si abitua. L'eternità è non abituarsi, è il miracolo della prima volta che si ripete sempre. La piccola eternità in cui i sadducei credono è la sopravvivenza del patrimonio genetico della famiglia, così importante da giustificare il passaggio di quella donna di mano in mano, come un oggetto. 



Neppure sfiorati da un brivido di amore, riducono la carne dolorante e luminosa, che è icona di Dio, a una cosa da adoperare per i propri fini.



I risorti non prendono moglie o marito, e tuttavia vivono la gioia, umanissima e immortale, di dare e ricevere amore: su questo si fonda la felicità di questa e di ogni vita. Perché amare è la pienezza dell'uomo e di Dio. I risorti saranno come angeli. Come le creature evanescenti, incorporee e asessuate del nostro immaginario? O non piuttosto, biblicamente, annuncio di Dio (Gabriele), forza di Dio (Michele), medicina di Dio (Raffaele)?



Un commento molto destinato ai cattolici più che agli altri e abbastanza teorico. 
 
 
 
Ma c'è l'amore e ci basta nella lettura.






Angeli come Occhi che vedono Dio faccia a faccia (Vangelo di Matteo - Mt 18,10). E citazione anche di padre David Maria Turoldo. 
 
 
 
Ed un'altra frase "ad effetto":



Il Signore è Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. Dio non è Dio di morti, ma di vivi.



Le letture consigliate sono il Secondo libro dei Maccabei (2 Maccabei 7, 1 - 2 e 9 - 14); il Salmo 16; la Seconda lettera ai Tessalonicesi di San Paolo (2 Tessalonicesi 2, 16 - 3, 5); ovviamente il Vangelo di Luca (Luca, 20, 27 - 38).  




 
 
Eccovi il commento al vangelo Vita eterna, non durata ma intensità senza fine di giovedì sette novembre 2019. 
 
 
 
Padre Ermanno Caccia fa, invece, riferimento al Deuteronomio.