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domenica 5 aprile 2026

Isabella Ragonese e «L’età del dubbio» di Camilleri, anche su Ovidio «Il Dio dell'amore» con Corrado Fortuna, la Scalera, Anna Bellato, Borello, Benedetta Cimatti, Chiara Ferrara, Marchioni, Colella, la regia di Lagi, il soggetto anche di Audenino, la colonna sonora di Bollani

L'attrice cinematografica, 

 

 

 

l'attrice televisiva, Isabella Ragonese, 

 

 

 

nata

 

 

 

il diciannove di maggio del 1981,

 

 

 

e «L’età del dubbio» 

 

 

 

di Andrea Camilleri, 

 

 

 

il film «Il Dio dell'amore», 




con Anna Bellato,




con Enrico Borello,




con Benedetta Cimatti,




con Chiara Ferrara,




con Corrado Fortuna,




nato




il trentuno di marzo del 1978;

 

 

 

con Vinicio Marchioni;

 

 

 

con Vanessa Scalera,

 

 

 

venuta al mondo e nata

 

 

 

il cinque di aprile del 1977,

 

 

 

con Francesco Colella nel ruolo cinematografico di Ovidio,

 

 

 

di Publio Ovidio Nasone,

 

 

 

con la regia cinematografica di Francesco Lagi,

 

 

 

un suo soggetto cinematografico,

 

 

 

la sua sceneggiatura cinematografica originale,

 

 

 

insieme ad Enrico Audenino,

 

 

 

venuto al mondo il dieci di agosto del 1981,

 

 

 

con la colonna sonora cinematografica di Stefano Bollani.




Grazie al «Portale Televisione»,

 

 

 

al «Portale Cinema»,

 

 

 

dell'enciclopedia in rete Wikipedia in italiano.

giovedì 28 agosto 2025

Empedocle, la dedica del «Sulla natura» all'amato giovane «Pausania, figlio del saggio Anchito», «Le metamorfosi» di Ovidio con la passione del cantare e la sviolinata, chissà se sincera o falsa, per Ottaviano Augusto; sicuramente «perpetua vita» ed eterna per i versi suoi, di questo classico latino - Filippo Portera, che era un mio carissimo collega andato in pensione, in passato in 2 giardini della mia città - Pirandello, «The Truman show», il Parco nazionale del Pollino, l'astronomia di Elst, la «Suite Kosmophonè», «Icaro», Peppino Impastato

L
e forme in novi corpi trasformate
     Gran desio di cantar m’infiamma il petto,
     Da i tempi primi à la felice etate,
     Che fu capo à l’imperio Augusto eletto.
     Dei c’havete non pur quelle cangiate,
     Ma tolto à voi piu volte il proprio aspetto,
     Porgete à tanta impresa tale aita,
     C’habbiano i versi miei perpetua vita.
 
 
 
Il poema epico - mitologico latino «Le metamorfosi» 
 
 
 
di Publio Ovidio Nasone, 
 
 
 
con un gran desiderio di cantare che gli infiamma il petto, 
 
 
 
con questa passione buona,
 
 
 
per fortuna non una passione negativa,



magari una passione negativa che si ritorce contro chi avvia questa passione,



con la passione, dunque, 
 
 
 
del cantare, 
 
 
 
ma anche con l'appello, 
 
 
 
con la sviolinata, 
 
 
 
chissà se sincera o falsa, 
 
 
 
chissà se lo si è già capito e se lo si capirà mai, 
 
 
 
eventualmente,
 
 
 
per l'imperatore Ottaviano Augusto; 
 
 
 
sicuramente «perpetua vita» ed eterna per i versi suoi, 
 
 
 
di questo classico latino oramai davvero immortale da secoli,
 
 
 
per questa lettura di CMEpica
 
 
 
 
 
 
di CMLibri.
 
 
 
Altro sul poema epico - mitologico «Le metamorfosi»
 
 
 
di Ovidio nelle prossime righe.
 
 
 

«Metamorfosi»

 

 

 

è stato, 

 

 

 

invece, 

 

 

 

un concerto in solitario sui miti e le leggende della cultura greco-romana, 

 

 

 

composto ed eseguito dal polistrumentista e compositore agrigentino Filippo Portera,

 

 

 

che spero di incontrare di nuovo presto.




Ah, gli anni da colleghi professori alla scuola media di Comitini (Ag - provincia di Agrigento),
 
 
 
lui era professore e prof di musica!
 
 
 
Il onduttore radiofonico jazz Pino Saulo, 
 
 
 
di Rai Radio Tre, 
 
 
 
che ascolto davvero sempre meno e sempre più raramente,
 
 
 
tra i conoscitori del jazz e della musica di ricerca italiana ed internazionale, 
 
 
 
in occasione degli ultimi lavori discografici di Portera, 
 
 
 
fra cui «Gli Orologi»
 
 
 
lo avrebbe definito

 

 

 

«nome storico dell’improvvisazione e della ricerca italiana».




Credo, 
 
 
 
inoltre, 
 
 
 
che il degrado economico e culturale di Agrigento (con città nei dintorni e non che si pavoneggiano di più, 
 
 
 
degrado economico forse persino di tutta Italia, 
 
 
 
compreso il Norditalia,
 
 
 
compresa l'Europa, 
 
 
 
persino l'Europa più ricca che ostenta,
 
 
 
che vivono persino peggio,
 
 
 
compreso il mondo),
 
 
 
che questo degrado economico sia espresso ad Agrigento dai rifiuti per strada,
 
 
 
anche rifiuti pericolosissimi,
 
 
 
altrove da altro;
 
 
 
ritengo che il degrado culturale di Agrigento sia espresso 
 
 
 
dai troppi eventi culturali che ne pongono in secondo piano altri,
 
 
 
non permettendo di formarsi,
 
 
 
oppure forse no, 
 
 
 
chissà.
 
 
 
Buona visita dell'antica Akràgas o Akragas - aggiungo. 
 
 
 
Sappiate anche che Agrigento ha le contraddizioni così come quelle città che si pavoneggiano e si vantano e le nascondono,
 
 
 
augurandovi anche una buona lettura delle opere e delle lettere di Luigi Pirandello. 
 
 
 
Ed avete mai visto l'intero film «The Truman show»? 
 
 
 
Io no. 
 
 
 
Siete mai stati al Parco nazionale italiano del Pollino, 
 
 
 
in Basilicata?



Io no, 
 
 
 
non credo di essere mai stato in questa regione italiana.
 
 
 
Non sapevo neanche nulla dell'astronomo Eric W. Elst, 
 
 
 
che avrebbe scoperto più di tremila corpi celesti, 
 
 
 
ed avrebbe dato ad un pianeta minore, 
 
 
 
a quello che sarebbe un grande asteroide, 
 
 
 
il nome Filippo Portera.




In bocca al lupo e viva il lupo anche alla «Suite Kosmophonè» 
 
 
 
di Filippo Portera,
 
 
 
in aggiunta;



in riferimento alla grecità, 
 
 
 
all'opera musicale del 2003 «Empedocle»
 
 
 
con il nome di questo filosofo ed omosessuale del passato,



del presente,



quasi sicuramente e probabilmente anche del futuro,



a quest'opera che non avevo visto ed ascoltato al Giardino botanico di Agrigento.

 
 
Buona lettura dei frammenti ritrovati,
 
 
 
fra cui le righe del poema «Sulle origini» 
 
 
 
o «Sulla natura»,
 
 
 
che comincia con un frammento con la dedica a Pausania,
 
 
 
uno dei due suoi amori della vita:
 
 
 
Ascolta tu, Pausania, figlio del saggio Anchito!
 
 
 
Buona fortuna ai testi poetici di Nuccio Mula. 
 
 
 
Concordo con Filippo Portera che sarebbe fantastico rivedere il filosofo Empedocle «prendere vita nei luoghi in cui è nato e dai quali continua a dare lezione di vita al mondo».
 


Invece, tanta noia, forse,
 
 
 
poco si fa per conoscerlo meglio o molto meglio. 



Buon lavoro al direttore della Kolymbetra, 
 
 
 
Giuseppe «Peppe» Lo Pilato;
 
 
 
buon ascolto di «Icaro»
 
 
 
uno dei brani del disco di Filippo Portera ed anche dei concerti con flauto traverso, 
 
 
 
con sax soprano, 
 
 
 
con sax contralto, 
 
 
 
con clarinetto basso, 
 
 
 
con l'elettronica, 
 
 
 
che erano proprio in questo «Metamorfosi» 
 
 
 
di Portera, 
 
 
 
tratto dalle sedici composizioni che aveva scritto, 
 
 
 
per i quindici libri delle «Metamorfosi» 
 
 
 
di Ovidio e pubblicato nell’omonimo lavoro discografico, 
 
 
 
nello stesso lavoro discografico e musicale,
 
 
 
presentato da Rai Radio Tre e dedicato a Peppino Impastato. 
 
 
 
Nel concerto la parola, 
 
 
 
il racconto dei miti e delle leggende che precede ogni esecuzione strumentale, 
 
 
 
diventa ouverture, 
 
 
 
a quanto mi risulta apertura. 
 
 
 
Portera, 
 
 
 
 
 
 
è a favore di ogni piccolo seme di conoscenza, 
 
 
 
che debba essere piantato in un mondo che ha smarrito la cultura e la nostra grande storia e civiltà,
 
 
 
una storia e civiltà che è stata ed era stata bene e male e tutti i «colori» 
 
 
 
e «sapori»
 
 
 
intermedi.

 
 
Grazie a Diego Romeo, 
 
 
 
che aveva scritto su Grandangolo;
 
 
 
a WikiSource,
 
 
 
a Wikipedia;
 
 
 
a Mlol;
 
 
 
alla Biblioteca del Congresso. 
 
 
 
Teatro dal poema «Le metamorfosi»
 
 
 
di Ovidio al Giardino del Palazzo Panitteri,
 
 
 
a Sambuca di Sicilia,
 
 
 
nell'Agrigentino,
 
 
 
dove non sono mai stato,
 
 
 
questo ventotto di agosto del 2025,
 
 
 
alle ventuno e trenta.
 
 
   
Le «Metamorfosi» 
 
 
 
di Portera al giardino della Kolymbetra della Valle dei templi di Agrigento nella serata inaugurale del dieci luglio di poco più di tre anni fa, 
 
 
 
nel 2021, 
 
 
 
alle ventuno.

martedì 22 luglio 2025

L'incipit del «Libro primo» del poema «Le metamorfosi» di Ovidio: «narrare il mutare delle forme in corpi nuovi»

Non temete perché cercheremo di aiutarci il più possibile, 

 

 

 

eccovi l'incipit,




i primi versi, 

 

 

 

del poema epico - mitologico «Le metamorfosi»,

 

 

 

ultimato nell'8 d. C., 

 

 

 

nell'8 dopo Cristo,

 

 

 

poema di Publio Ovidio Nasone, 

 

 

 

sia il testo origianle in latino 

 

 

 

sia la traduzione in italiano:

 

 

 

In nova fert animus mutatas dicere formas
corpora; di, coeptis (nam vos mutastis et illas)
adspirate meis primaque ab origine mundi
ad mea perpetuum deducite tempora carmen!  




Il mio intento è quello di raccontare i mutamenti di forme in corpi nuovi: dèi, dal momento che anche questa è opera vostra, favorite la mia impresa e tessete un carme continuo dall’origine dell’universo fino a tempi recenti.

 

 

 

Oppure:

 

 

 

A narrare il mutare delle forme in corpi nuovi
mi spinge l'estro. O dei, se vostre sono queste metamorfosi,
ispirate il mio disegno, così che il canto dalle origini
del mondo si snodi ininterrotto sino ai miei giorni.

 

 

 

Il poeta si chiede se le metamorfosi siano divine,

 

 

 

degli dei.

 

 

 

Definisce la sua opera un disegno, 

 

 

 

CMLibri la potrebbe interpretare come disegno poetico. 




Ancora dal «Libro primo» 

 

 

 

del poema «Le metamorfosi» 

 

 

 

ovidiano:

 

 

 

Ne ’l mare havea col suo perpetuo grido
Fatto intorno à la terra il vario lido.

 

 

 

  Ma quel, che ha cura di tutte le cose,
La Natura migliore, e ’l vero Dio
Tutti quei corpi al suo luogo dispose
Secondo il proprio lor primo desio.

 

 

 

L’ultima parte, che resta, è de l’onda,
Che d’intorno il terren bagna, e circonda.

 

 

 

Onde il mondo veggiam sì bello, e adorno,
Et à far sì bei parti et infiniti,
Sol la disunion gli fece uniti.

 

 

 

Uno spettacolo teatrale, 

 

 

 

«Ovidio il poeta relegato. Metamorfosi dell’esilio»

 

 

 

di Luigi Raimo,

 

 

 

ben due volte nella mia Agrigento, 

 

 

 

al Teatro Panoramica dei templi al Parco dei Templi ed al Teatro dell'Efebo al Giardino botanico, 

 

 

 

entrambe le volte con Ugo Pagliai. 

 

 

 

Buon lavoro a Daniele Salvo,

 

 

 

a Tommaso Garrè.

 

 

 

Grazie alla pagina «Teatro»

 

 

 

di AgrigentoOggi;

 

 

 

a WikiSource in latino;

 

 

 

a Wikipedia in italiano;

 

 

 

ad Isabella Fantin su SoloLibri.

domenica 15 settembre 2024

Il Teatro antico ellenistico di Akragas, ma anche Icaro nelle «Metamorfosi» di Ovidio e secondo un regista della mia città

«In nova fert animus mutatas dicere formas
corpora; di, coeptis (nam vos mutastis et illas)
adspirate meis primaque ab origine mundi
ad mea perpetuum deducite tempora carmen!» 

 

 

 

Questo l'incipit letterario del Liber I, 

 

 

 

del Libro I,

 

 

 

delle «Metamorphosĕon libri XV»,

 

 

 

delle «Metamorfosi»

  

 

 

di Publio Ovidio Nasone,

 

 

 

di Ovidio,

 

 

 

mentre vi pubblico nelle prossime righe i versi poetici epico - mitologici dal 183 al 199 del Liber VIII,

 

 

 

del Libro ottavo:

 

 

 

Daedalus interea Creten longumque perosus
exilium tactusque loci natalis amore
clausus erat pelago. 'terras licet' inquit 'et undas
obstruat: et caelum certe patet; ibimus illac: 
omnia possideat, non possidet aera Minos.'
dixit et ignotas animum dimittit in artes
naturamque novat. nam ponit in ordine pennas
a minima coeptas, longam breviore sequenti,
ut clivo crevisse putes: sic rustica quondam 
fistula disparibus paulatim surgit avenis;
tum lino medias et ceris alligat imas
atque ita conpositas parvo curvamine flectit,
ut veras imitetur aves. puer Icarus una
stabat et, ignarus sua se tractare pericla, 
ore renidenti modo, quas vaga moverat aura,
captabat plumas, flavam modo pollice ceram
mollibat lusuque suo mirabile patris
impediebat opus.

 

 

 

Chissà se andrò a vedere in una sorta di teatro, 

 

 

 

su un palco teatrale,

 

 

 

il personaggio mitologico di Icaro,

 

 

 

e vi chiedo se,

 

 

 

insieme al mio blog CMTempoLibero,

 

 

 

volete visitare tutta Agrigento

 

 

 

i dintorni del cosiddetto Teatro dell'Efebo, 

 

 

 

il Giardino botanico di Agrigento, 

 

 

 

la statua di Icaro,

 

 

 

accanto al tempio della Concordia di Agrigento,

  

 

 

nella Valle dei templi,




dato che in questo Teatro dell'Efebo agrigentino sarà rappresentato  

 

 

 

«Icaro, il pensiero in movimento»,

 

 

 

scritto e diretto da Marco Savatteri,




con il cast teatrale di Rinaldo Clementi (la voce del Mito), 

 

 

 

di Giancarlo Latina (Icaro contemporaneo), 

 

 

 

di Salvatore Rancatore (il folle con la lanterna), 

 

 

 

di Toti Maria Geraci (Icaro), 

 

 

 

dell'ensemble di artisti della Savatteri Produzioni, 

 

 

 

con Gioele Incandela, 

 

 

 

con Giovanni Geraci, 

 

 

 

con Giuseppe Condello, 

 

 

 

con Michele Iuliano, 

 

 

 

con Omar Barole, 

 

 

 

con Andrea Lo Piccolo, 

 

 

 

con Giulia Marciante, 

 

 

 

con Ilaria Conte, 

 

 

 

con Federica Lo Cascio, 

 

 

 

con Aurora Catalano, 

 

 

 

con Martina Di Caro, 

 

 

 

con Sharon Costanza, 

 

 

 

con Chiara Sardo, 

 

 

 

con Chiara Scalici, 

 

 

 

con Albachiara Borrelli, 

 

 

 

con Alessandra Salerno, 

 

 

 

con la band di Antonio Zarcone, 

 

 

 

con il duo Fire Acrobats, 

 

 

 

con le danzatrici di Silvana Tabbone, 

 

 

 

nel ruolo teatrale dei cigni bianchi?

 

 

 

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il che è improbabile,
 
 
 
ma possibile) 
 
 
 
- come CMArcheoViaggi
 
 
 
 
 
 
come CMViaggi.
 
 
 
E, dopo il ritrovamento dell'antico teatro ellenistico della città di Akragas, 
 
 
 
ci potranno essere spettacoli teatrali classici là?
 
 
 
Non ci potranno essere?
 
 
 
Auguro un migliore lavoro, 
 
 
 
per l'emergenza idrica siciliana,
 
 
 
affrontata con non molti soldi,
 
 
 
con notevolissimi disguidi,
 
 
 
e per tutte le faccende politiche che si presenteranno,
 
 
 
sperando che siano affrontate molto,
 
 
 
ma molto meglio,
 
 
 
a Nello Musumeci;



ma anche al parlamentare regionale del Partito democratico, 
 
 
 
a Michele Catanzaro, 
 
 
 
al Parco Valle dei templi.



E chissà cosa siano le partizioni strutturali dell'antico teatro di Akragas.



Mi chiedo anche come fosse l'urbanistica fascista in Sicilia, 
 
 
 
la conosco soltanto in parte.
 
 
 
E dove sono i borghi rurali fascisti in Sicilia? 
 
 
 
Auguro un ottimo e proficuo lavoro a loro con i beni culturali;

 
 
 

al Libero consorzio comunale di Agrigento.

 
 
 

Lo spettacolo teatrale ed atto unico con band musicale dal vivo, 

 

 

 

con danza, 

 

 

 

con canto, 

 

 

 

con musica corale, 

 

 

 

con momenti di musical, 

 

 

 

con scene multimediali, 

 

 

 

con la multimedialità,

 

 

 

con coreografie acrobatiche,

 

 

 

«Icaro, il pensiero in movimento» 

 

 

 

questa domenica quindici di settembre di questo 2024,

 

 

 

per il cartellone teatrale del teatro classico e del mito al Teatro dell'Efebo.

 

 

 

Grazie a Vicifons,

 

 

 

la versione in latino della biblioteca in rete gratuita Wikisource,

 

 

 

con testi letterari di pubblico dominio;




al «Portale Mitologia greca»,

 

 

 

al «Portale Mitologia»,

 

 

 

al «Portale Letteratura»,

 

 

 

dell'enciclopedia in rete Wikipedia,

 

 

 

in italiano;

 

 

 

al giornalista agrigentino Andrea Cassaro, 

 

 

 

sulla sottopagina «Teatri»

 

 

 

della pagina «eventi»,

 

 

 

per questo evento teatrale e culturale,

 

 

 

della rubrica «Cosa fare in città»

 

 

 

del sito internet d'informazione agrigentina - siciliana Agrigento Notizie;

 

 

 

a Grandangolo,Agrigento.

 

 

 

E non ho mai comprato i biglietti di questa rassegna teatrale su un sito internet,

 

 

 

né al Box Office di via Imera, 

 

 

 

nella mia Agrigento,

 

 

 

bensì direttamente sul posto,

 

 

 

ma poche volte,

 

 

 

non molte.