La nascita dello studioso Michele Amari il sette di luglio del 1806 - ne avevo già scritto qui -
a Palermo;
aveva scritto
la «Storia dei musulmani di Sicilia»,
pubblicata
dal 1854 al 1872,
con queste prime parole dell'«Introduzione»:
Non ostante la cultura delle colonie musulmane
che tennero la Spagna e la Sicilia e dettero
tante parti di civiltà all'Europa, egli è avvenuto
che la storia loro rimanesse per molti secoli oscura
e trasandata, quasi di popoli barbari. E ciò per
cagione che i cronisti latini e greci del medio evo
poco ne scrissero; che le opere arabiche andarono
a male quando i Musulmani sgombravan da quei
paesi; e che quel tanto che ne fu serbato in Affrica
o in Oriente, non potea passare, senza difficoltà
grandissime, dalla società musulmana alla società
europea. Quegli ostacoli, superati un po' dal
decimosesto al decimottavo secolo, or si vincono
felicemente. La tolleranza filosofica; il genio degli
studii storici; i viaggi; il commercio; le dominazioni
europee in alcuni paesi di Musulmani; la
influenza esercitata sopra altri; le accademie asiatiche
istituite sotto varie denominazioni, in Inghilterra,
Francia, Alemagna, Stati Uniti d'America
e stabilimenti inglesi in India; i giornali periodici
di esse; lo zelo di raccogliere manoscritti, monete
antiche e monumenti; l'agevolezza ad apparare
le lingue orientali; le frequenti pubblicazioni di
libri arabici, han reso ormai praticabili molte ricerche
tentate invano dalle passate generazioni.
Così qualche opera pregevole rischiara già la storia
dei Musulmani di Spagna, e sappiam che altre
se ne apparecchino di maggior polso. Così gli annali
delle Crociate si compiono col favor dei cronisti
musulmani. Così escono alla luce o s'intraprendono
di continuo tanti altri lavori storici su
l'Affrica, su l'Egitto e su varii Stati dell'Asia anteriore.
La genuina tradizione dei tempi musulmani si dileguò di Sicilia al conquisto normanno, insieme coi dotti ch'emigravano in Affrica, in Spagna o in Egitto. Se ne andavano con essi i libri; o erano distrutti tra le guerre del conquisto nell'undecimo secolo; tra le sedizioni dei Cristiani nel duodecimo; tra le disperate ribellioni dei Musulmani nei principii del decimoterzo: ancorchè la Sicilia non abbia dato, nè anco in que' tempi, lo scandalo d'un auto-da-fè di manoscritti arabici, come quello del cardinal Ximenes che ne fece ardere ottantamila su la piazza di Granata, mentre Colombo scopriva l'America. Il fatto è che dalla metà del decimoterzo secolo alla metà del decimoquarto, rimanendo tuttavia in Sicilia, come n'abbiam prove, qualche notaio che intendesse gli atti distesi in arabico e qualche Giudeo che traducesse opere dei medici arabi, tal cognizione di lingua non servì a tramandare memorie storiche, ma soltanto a propalar qualche errore degli Arabi o dei traduttori. Così io penso leggendo nelle croniche latine di Sicilia a quel tempo, che dopo i casi del buon Menelao re d'Italia e di Sicilia, i Greci, mandati da Eraclio imperatore di Costantinopoli, si fossero impadroniti della Trinacria; le avessero posto nome di Sicilia, da due voci greche l'una delle quali suona fico e l'altra olivo; e che poi, ribellatosi Maniace luogotenente di Eraclio e spento a tradigione dalla corte bizantina, il figliuol suo, per vendetta, avesse dato l'isola ai Saraceni di Tunis, l'anno di Maometto centonovantotto, e ottocento ventisette di Cristo.[¹] Erano i fatti di venti secoli compendiati in una vita d'uomo. Quella falsa etimologia dal fico e dall'ulivo, ignota ai Greci e ai Latini, trovasi appunto negli scritti d'Ali-ibn-Katâ' e d'Ibn-Rescîk, i quali vissero in Sicilia nell'undecimo secolo. Si incontrano poi sovente negli autori musulmani somiglianti anacronismi sugli imperatori romani, e si vede sempre citato a dritto o a torto il nome d'Eraclio, che sedea sul trono vivendo Maometto. Indi mi è paruto probabile che la tradizione detta di sopra, tutta quanta ella è, fosse derivata da unica sorgente arabica. Se altre notizie vi erano su la dominazione musulmana, i cronisti siciliani, secondo la ignoranza e pregiudizii della età loro, le doveano trascurare, o volontariamente sopprimere.
Dopo tre secoli in circa, ristorandosi gli studii storici in Italia e non rimanendo la Sicilia addietro dalle altre province, Tommaso Fazzello da Sciacca (nato il 1498, morto il 1570) rigettò le favole di Maniace; ritrovò un filo della tradizione bizantina nel MS. di Scilitze allor noto sotto il titolo di Curopalata; e, innestatovi quel po' di tradizione musulmana che gli potea fornir Leone Affricano e qualche altra notizia incerta, scrisse, nella sua nobilissima storia generale di Sicilia, due capitoli così così su la dominazione musulmana.
La conquista normanna è la conquista normanna della Sicilia.
L'autodafé era stata
una cerimonia pubblica,
soprattutto della tradizione dell'Inquisizione spagnola,
nella quale veniva eseguita la penitenza o la condanna decretata
dalla stessa Inquisizione.
Dal portoghese «auto de fé»,
l'«atto di fede».
Il cardinal Ximenes era stato
il cardinale Francisco Jiménez de Cisneros,
nato
nel 1436,
morto
l'otto di novembre del 1517.
Questo Maniace è Giorgio Maniace.
Il Tommaso Fazzello da Sciacca (Ag - provincia di Agrigento)
è Tommaso Fazello.
Scilitze è Giovanni Scilitze.
Leone Affricano è stato il geografo Leone l'Africano,
o Giovanni Leone dei Medici,
che aveva preso il nome dal papa Leone X,
che aveva il nome di Giovanni dei Medici.
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