Sala del Senato, in Venezia.
IL DOGE e SENATORI seduti.
È giunto il fin de’ lunghi dubbi, è giunto,
Nobiluomini, il dì che statuito
Fu a risolver da voi. Su questa lega,
A cui Firenze con sì caldi preghi
Incontro il Duca di Milan c’invita,
Oggi il partito si porrà. Ma pria,
Se alcuno è qui cui non sia noto ancora
Che vile opra di tenebre e di sangue
Sugli occhi nostri fu tentata, in questa
Stessa Venezia, inviolato asilo
Di giustizia e di pace, odami: al nostro
Deliberar rileva assai che alcuno
Qui non l’ignori. Un fuoruscito al Conte
Di Carmagnola insidiò la vita;
Fallito è il colpo, e l’assassino è in ceppi.
Mandato egli era; e quei che a ciò mandollo
Ei l’ha nomato, ed è.... quel Duca istesso
Di cui abbiam gli ambasciatori ancora
A chieder pace, a cui più nulla preme
Che la nostra amistà. Tale arra intanto
Ei ci dà della sua. Taccio la vile
Perfidia della trama, e l’onta aperta
Che in un nostro soldato a noi vien fatta.
Due sole cose avverto; egli odia dunque
Veracemente il Conte; ella è fra loro
Chiusa ogni via di pace; il sangue ha stretto
Tra lor d’eterna inimicizia un patto.
L’odia.... e lo teme: ei sa che il può dal trono
Quella mano sbalzar che in trono il pose;
|
E disperando che più a lungo in questa
Inonorata, improvida, tradita
Pace restar noi consentiamo, ei sente
Che sia per noi quest’uom; questo tra i primi
Guerrier d’ Italia il primo, e, ciò che meno
Forse non è, delle sue forze istrutto
Come dell’arti sue; questo che il lato
Saprà tosto trovargli ove più certa,
E più mortal sia la ferita. Ei volle
Spezzar quest’arme in nostra mano; e noi
Adoperiamla, e tosto. Onde possiamo
Un più fedele e saggio avviso in questo,
Che dal Conte aspettarci? Io l’invitai;
Piacevi udirlo?
(segni di adesione)
S’introduca il Conte.
Ci sono Firenze,
il duca di Milano,
ma anche Venezia,
ovviamente il personaggio teatrale del duca di Carmagnola,
«E disperando che più a lungo in questa / Inonorata, improvida, tradita / Pace restar noi consentiamo, ei sente / Che sia per noi quest’uom»;
c'è «questo tra i primi / guerrier d'Italia»;
nelle parole del doge Francesco Foscari,
le prime parole dell'Atto primo, scena I,
della scena prima,
le prime parole della tragedia «Il conte di Carmagnola»,
del 1820,
di Alessandro Manzoni.
Nella prefazione della tragedia «Il conte di Carmagnola»
legge:
L’unità di tempo ebbe origine da un passo di Aristotele¹, il quale, come benissimo osserva il signor Schlegel², non contiene un precetto, ma la semplice notizia di un fatto; cioè della pratica più generale del teatro greco.
¹ Sono differenti in questo (l’Epopea e la Tragedia),
che quella ha il verso misurato semplice, ed è raccontativa, e formata
di lunghezza; e questa si sforza, quanto può il più, di stare sotto un
giro del sole, o di mutarne poco; ma l’Epopea è smoderata per tempo, ed
in ciò è differente dalla Tragedia. Traduzione del Castelvetro.
² Corso di Letteratura drammatica, Lezione X.
L'osservazione nella «Lezione X»
del «Corso di letteratura drammatica»
di August Wilhelm von Schlegel,
morto
il dodici di maggio del 1845.
Il mio prossimo testo su questo argomento potrebbe essere
sull'atto primo, scena II.
Avevo già fatto
la mia prima citazione dalle pagine "La parola «umorismo»"
del saggio «L'umorismo»
di Luigi Pirandello con il cognome di Manzoni;
Queste le parole che seguono:
Nè d’altra parte si può attribuire al Manzoni quell’altra ironia,
la retorica, giacché nessuna contradizione fittizia si trova mai in lui
tra quel che dice e quel che vuole sia inteso, contradizione frutto di
sdegno.
Un'altra citazione del cognome di Manzoni nel saggio pirandelliano «L'umorismo»
seguirà,
probabilmente la prossima volta.
Queste, invece,
le parole che precedono:
Ma il signor Federico Schlegel prese alla lettera le parole: «der
Mensch soll mit der Schöneit nur spielen, und er soll nur mit der
Schöneit spielen. Denn, um es endlich auf einmal herauszusagen, der
Mensch spielt nur, wo er in voller Bedeutung des Worts Mensch ist, und
er ist nur da ganz Mensch, wo er spielt»,5 e disse che per il poeta l’ironia consiste nel non fondersi mai del
tutto con l’opera propria, nel non perdere, neppure nel momento del
patetico, la coscienza della irrealità delle sue creazioni, nel non
essere lo zimbello dei fantasmi da lui stesso evocati, nel sorridere del
lettore che si lascerà prendere al giuoco e anche di sè stesso che la
propria vita consacra a giocare.6
5 Lettera XV.
6 Vedi Victor Basch, La poëtique di F. Schiller (Paris, Alcan, 1902).
Il verbo separabile «heraussagen»
significa
Lo scrittore Friedrich Schlegel era nato
il dieci di marzo del 1772.
«I Beati Paoli», invece,
dello scrittore licatese Vincenzo Linares,
di Licata (Ag - provincia di Agrigento),
dal primo volume dei «Racconti popolari»
(Palermo, 1840).
Fa pensare al
romanzo «I Beati Paoli»
di Luigi Natoli,
morto
il venticinque di marzo del 1941.
Il poeta,
il drammaturgo, Giovanni Meli,
morto
il venti di dicembre del 1815,
collaborò
con il periodico «Il vapore»
di Vincenzo Linares.
Nel 1838 Linares diede alle stampe Maria e Giorgio o Il cholera in Palermo,
un romanzo storico che potrebbe essere
ricco di suggestioni,
da Alessandro Manzoni,
nato il sette di marzo del 1785 (questo romanzo storico siciliano ed italiano pubblicato
a Palermo nel 1838;
a Bologna nel 1838;
a Torino nel 1840).
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