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lunedì 26 ottobre 2026

«Il signor Gigino» del 1887 di Collodi, morto il 26 ottobre 1890 - La statua di Pinocchio già nella piazza Stazione del mio centro città - «Doppio sogno» con la regia di Rifici a teatro a Milano

I.


Il signor Gigino.


Quando lo conobbi io, aveva appena dieci anni.

Di nome si chiamava Gigino.

Non era nè bello nè brutto. Aveva un par d’occhietti cerulei; i capelli biondissimi, d’un biondo chiaro come la stoppa; il naso un po’ ritto e voltato in su, e le gambe un tantino magre più del bisogno.

Nell’insieme, poteva dirsi un buon figliuolo. A scuola non faceva miracoli, ma il maestro mostravasi contento: in casa poi era il cucco della mamma e l’occhio diritto del babbo. Guai se le sorelle e i fratelli maggiori avessero torto un capello a Gigino! C’era da far nascere una specie di finimondo.

Volete che vi dica il più gran difetto di questo ragazzo? Durerete fatica a crederlo, eppure è così: il suo più gran difetto era quello di vergognarsi a passar per un ragazzo: voleva per forza parere un giovinotto, un uomo fatto!

A domandargli quanti anni avesse, per il solito rispondeva:

— Il babbo e la mamma dicono che ne ho dieci; ma lo dicono per farmi arrabbiare....

— O dunque quanti anni hai?

— A dir poco poco, ne devo avere dodici per i diciotto: un altr’anno sarò di leva....

— Come fai a saperlo?

— Chi può saperlo meglio di me? Gli anni son miei, e nessuno me li può levare. —

Fatto sta che Gigino, mentre pretendeva di essere un giovinotto e un omino maturato prima del tempo, si dava a conoscere per un ragazzo più ragazzo di molti altri. Era bizzoso, capriccioso, svogliato, ghiotto dello zucchero e dei pasticcini; un po’ bugiardo; prepotente e permaloso co’ suoi compagni di scuola, e fanatico dei balocchi fino al segno di pigolare tutti i giorni qualche soldo, per comprarsi un burattino o un cavallo di terracotta col fischio nella coda.

Voi forse mi domanderete: In qual modo, dunque, il signor Gigino mostrava questa sua gran passione di farsi credere un giovinotto? —

Ve lo dico subito: la sua passione stava tutta nel desiderio di potersi vestire da uomo, come il suo fratello maggiore che aveva oramai vent’anni compiti; vale a dire, invece del solito berrettino, avrebbe preferito un bel cappello a tuba; invece della giacchettina, un soprabito di panno nero; e invece della golettina rovesciata, che lascia libero il collo, un bel golettone ritto e inamidato, come il collare dei preti.

 

 

 

Questi l'incipit, 

 

 

 

le prime parole,

 

 

 

ed il testo «Il signor Gigino»,

 

 

 

da «L'omino anticipato»,

 

 

 

da «Storie allegre»,

 

 

 

del 1887,

 

 

 

dello scrittore Carlo Collodi, 

 

 

 

che era morto 

 

 

 

il ventisei di ottobre del 1890.

 

 

 

«Doppio sogno», invece, in passato con la regia di Rifici a teatro a Milano, 

 

 

 

al Teatro Studio Melato. 




E Pinocchio tratto da Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi secondo la Compagnia Carlo Colla & Figli ed «Arsenico e vecchi merletti» 

 

 

 

con la regia di Geppy Gleijeses con Anna Maria Guarnieri e Rosalina Neri, 

 

 

 

entrambi al Piccolo Teatro Grassi,

 

 

 

ugualmente nel passato,

 

 

 

all'incirca nel 2021. 

 

 

 

La statua di Pinocchio già nella piazza Stazione del mio centro città di Agrigento.

 

 

 

Grazie alla biblioteca in rete WikiSource.

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