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venerdì 30 ottobre 2026

Riotta e Pirandello - Ezra Pound, che aveva visto la città di CMPoesie con WB Yeats, era morto il primo di novembre 1972 e la nascita il 30 ottobre 1885 - La sua traduzione dei sonetti e delle ballate dello scrittore Cavalcanti, la citazione dal «Purgatorio» della «Divina Commedia» di Dante con il «Che possendo pèccar, mi volsi A Dio» - Cimabue, Giotto, la pittura, il Guido confrontato con i due, il dubbio sul fatto che sia venuto al mondo «Chi l’ uno e l’ altro caccerà di nido» - Il «mondan romore» - Oderisi da Gubbio/«Agobbio», «Parisi», il miniaturista Franco Bolognese - Il testo del blog - a me molto utile - del prete anglicano irlandese - britannico con figli Peter Comerford su Akragas

Anni fa, 
 
 
 
di Gianni Riotta, 
 
 
 
in televisione, 
 
 
 
un'analisi sulle elezioni presidenziali americane, 
 
 
 
su Donald Trump ed i conservatori, 
 
 
 
sul Partito conservatore, 
 
 
 
su Joe Biden, 
 
 
 
su Kamala Harris, 
 
 
 
sui Democratici. 
 
 
 
Interessante. 
 
 

 


Lo scrittore Gianni Riotta su Twitter aveva scritto 
 
 
 
a proposito di Ezra Pound, 
 
 
 
di Luigi Pirandello, 
 
 
 
di Curzio Malaparte, 
 
 
 
di Martin Heidegger,
 
 
 
lo cita CMLibri: 
 
 
 
«Problema non è "pubblicare libri di fascisti", se no salterebbero Pound, Pirandello, Malaparte, Heidegger...



Problema è "essere fascisti, promuovere l'ideologia nazi-fascista"».
 
 
 
La nascita di Ezra Pound il trenta di ottobre del 1885, 
 
 
 
ne avevo già scritto qui,
 
 
 
nell'Idaho,



negli Usa nord - occidentali,



negli Stati uniti nord - occidentali,



ed era morto 
 
 
 
a Venezia l'uno di novembre del 1972.
 
 
 
Era stato nella Valle dei templi della mia Agrigento con William B Yeats ed aveva scritto dell'antica Akragas nel Canto CVII/776 e 778.



Dovrebbe essere stato pubblicato 
 
 
 
nel 1964, 
 
 
 
in «The Cantos» 
 
 
 
 [1-109], 
 
 
 
si suppone una di queste poesie,
 
 
 
vi aggiunge CMPoesie.
 
 
 
Nel 1912 Ezra Pound aveva tradotto 
 
 
 
i sonetti e le ballate di Guido Cavalcanti,
 
 
 
per «Sonnets and Ballate of Guido Cavalcanti»,
 
 
 
con la citazione dal «Purgatorio» 
 
 
 
della «Divina Commedia» 
 
 
 
di Dante Alighieri:



Oh, dissi lui, non sei tu Oderisi,
L’ onor d’ Agobbio, e l’ onor di quell’ arte
Ch’ alluminare è chiamata in Parisi?

Frate, diss’ egli, più ridon le carte,
Che pennelleggia Franco Bolognese:
L’ onor è tutto or suo, e mio in parte

Ben no sare’ io stato sì cortese
Mentre ch’ io vissi, per lo gran disio
Dell’ eccellenze, ove mio core intese.

Di tal superbia qui si paga ’l fio:
Ed ancor non sarei qui, se non fosse,
Che possendo pèccar, mi volsi A Dio.

O vanagloria dell’ umane posse,
Com’ poco verde su la cime dura,
Se non è giunta dall’ etati grosse!

Credette Cimabue nella pintura
Tener lo campo, ed ora ha Giotto il grido,
Sì che la fama di colui oscura.

Così ha tolto l’ uno all’ altro Guido
La gloria della lingua: e forse è nato
Chi l’ uno e l’ altro caccerà di nido.

Non è il mondan romore altro ch’ un fiato
Di vento, ch’ or vìen quinci ed or vien quindi,
E muta nome, þcrchè muta lato. 
 
 
 
DANTE in Purgatory, xi. 

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