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domenica 18 ottobre 2026

La «Cecilia» di Raffaello per Goethe nella Bologna del «Viaggio in Italia» il 18 ottobre 1786, Duglioli, Alidosi, Antonio Pucci, Canova, nato un 1 novembre, Annibale, Agostino e Ludovico Carracci, Reni, sant'Agostino, Maria Maddalena, «La Velata», Sebastiano del Piombo, Parmigianino

Zuerst also die Cäcilia von Raffael!

 

 

 

 

Per lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe il dipinto ad olio su tavola trasportato su tela «Estasi di santa Cecilia»,

 

 

 

conservato nella Pinacoteca nazionale italiana di Bologna,

 

 

con uno scenario artistico con stili religiosi,

 

 

 

la «Santa Cecilia» 

 

 

 

di Raffaello Sanzio ed altri in suo aiuto,




e Goethe ne aveva scritto 

 

 

 

nella Bologna del resoconto scritto e libro «Viaggio in Italia» 

 

 

 

nella data del diciotto di ottobre del 1786,

 

 

 

ve ne avevo già riferito qui,

 

 

 

la committente dell'«Estasi di santa Cecilia»

 

 

 

era stata Elena Duglioli,

 

 

 

nata

 

 

 

a Bologna nel 1472,

 

 

 

morta

 

 

 

a Bologna il ventitre di settembre del 1520,

 

 

 

come hanno letto CMSaggistica, CMLibri, CMViaggiArte, CMViaggi.




Di Santa Cecilia Elena Duglioli aveva ricevuto




una reliquia dal cardinale Francesco Alidosi,

 

 

 

nato

 

 

 

a Castel del Rio (Bo - provincia di Bologna,

 

 

 

nella città metropolitana di Bologna)

 

 

 

nel 1455,

 

 

 

morto 

 

 

 

a Ravenna il ventiquattro di maggio del 1511.

 

 

Il patrocinio della commissione della pala d'altare a Raffaello era stato 

 

 

 

del canonico fiorentino Antonio Pucci,

 

 

 

nato

 

 

 

a Firenze l'otto di ottobre del 1484,   




deceduto




a Bagnoregio (Vt - provincia di Viterbo)




il dodici di ottobre del 1544.



Quest'opera d'arte era tornata




in Italia nel 1815,




con i capolavori rintracciati e trovati




da Antonio Canova,




nato




a Possagno (Tv - provincia di Treviso)




il primo di novembre del 1757,




quell'uno di novembre,

 

 

 

la sua data di morte il tredici di ottobre del 1822,

 

 

 

la dimora della sua morte era stata la casa del vecchio amico Florian, 

 

 

 

dovrebbe 

 

 

 

essere Florian Francesconi,

 

 

 

in Rio Orseolo o del Corval,

 

 

 

vicino a piazza San Marco, 

 

 

 

a Venezia.




La «Santa Cecilia»

 

 

 

era stata

 

 

 

una delle opere d'arte predilette in primo luogo di Annibale Carracci,

 

 

 

venuto al mondo a Bologna il tre di novembre del 1560,

 

 

 

la sua città di morte era stata Roma,

 

 

 

la data di morte era stata

 

 

 

il quindici di luglio del 1609; in secondo luogo di Agostino Carracci,

 

 

 

la sua data di nascita è

 

 

 

il sedici di agosto del 1557,

 

 

 

la sua città di nascita era stata Bologna;

 

 

 

la cittadina della morte era stata Parma,

 

 

 

era morto là il ventitre di febbraio del 1602; in terzo luogo di Ludovico Carracci,

 

 

 

nato

 

 

 

a Bologna il ventuno di aprile del 1555,

 

 

 

morto

 

 

 

a Bologna il tredici di novembre del 1619; dunque fu un'opera d'arte amata dai Carracci, 

 

 

 

ma anche, in quarto luogo,

 

 

 

da Guido Reni,

 

 

 

nato

 

 

 

a Bologna il quattro di novembre del 1575,

 

 

 

morto

 

 

 

a Bologna il diciotto di agosto del 1642,

 

 

 

che ne realizzò

 

 

 

una copia intera esposta

 

 

 

nella chiesa di san Luigi dei francesi,

 

 

 

in piazza San Luigi dei francesi,

 

 

 

nel rione Sant'Eustachio,

 

 

 

non lontano

 

 

 

da piazza Navona,

 

 

 

a Roma.

 

 

 

Raffigurato

 

 

 

nella «Santa Cecilia» anche sant'Agostino d'Ippona,

  

 

 

nato

 

 

 

a Tagaste, oggi Souk Ahras,

 

 

 

in Algeria,

 

 

 

il tredici di novembre del 354 dopo Cristo,




morto




ad Ippona, oggi Annaba, ugualmente in Algeria,




il ventotto di agosto del 430. 

 

 

 

Raffigurata anche Maria Maddalena,




festeggiata




dalla Chiesa cattolica il ventidue di luglio.




Sembra isolato




il san Paolo di Tarso,




come il san Giuseppe nel dipinto ad olio su tavola «Madonna del Divino amore»

 

 

 

di Raffaello Sanzio ed aiuti,

 

 

 

conservato

 

 

 

e visibile

 

 

 

nel Museo nazionale italiano di Capodimonte,

 

 

 

a Napoli.

 

 

 

Secondo alcuni la manica della Maddalena si avvicina




alla manica della Velata nel dipinto ad olio su tela «La Velata»

 

 

 

di Raffaello Sanzio,

 

 

 

conservato

 

 

 

nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti,

 

 

 

a Firenze.

 

 

La figura artistica della Maddalena avrebbe avuto

 

 

 

un'influenza notevole su Sebastiano del Piombo,

 

 

 

nato

 

 

 

a Venezia nel 1485,

 

 

 

morto

 

 

 

a Roma il ventuno di giugno del 1547,

 

 

 

ma anche sul Parmigianino - Girolamo Francesco Maria Mazzola,

 

 

 

nato

 

 

 

a Parma l'undici di gennaio del 1503,

 

 

 

morto

 

 

 

a Casalmaggiore (Cr - provincia di Cremona)

 

 

 

il ventiquattro di agosto del 1540.

 

 

 

Da Bologna,




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studiare anche lo «scrigno»

 

 

 

dei «tesori»

 

 

 

dall'epoca medievale del centro storico di Dozza;

 

 

 

l'area archeologica di Marzabotto,

 

 

 

nel cuore dell'Appennino bolognese;

 

 

 

l'area archeologica di Claterna,

 

 

 

nel cuore dell'Appennino bolognese;

 

 

 

il Teatro romano di Bologna,

 

 

 

sarebbe 

 

 

 

un'importante testimonianza del passato romano di Bologna,

 

 

 

della Bologna antica;

 

 

 

il sito archeologico di Salaborsa,

 

 

 

a Bologna;

 

 

 

il Parco dei gessi bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa,

 

 

 

nel paesaggio ondulato dell'Appennino emiliano;

 

 

 

il Museo d'arte moderna di Bologna, 

 

 

 

il MamBo,

 

 

 

uno dei musei italiani principali dedicati alla promozione dell'arte del Novecento;

 

 

 

l'istituzione culturale di grande importanza del Museo civico archeologico di Bologna.

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