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giovedì 20 agosto 2026

Una Giornata mondiale ogni 19 agosto ed «Uno, nessuno e centomila» di Pirandello, la narice del naso ed il dolorino --- La mostra «Leonardo Sciascia e la fotografia» con immagini che erano inedite! --- Il dagherrotipo, Arago, Daguerre, Joseph ed Isidore Nicéphore Niépce --- Evi Maltagliati e «Ma non è una cosa seria»

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La Giornata mondiale della fotografia ogni diciannove di agosto,
 
 
 
dato che il diciannove di agosto del 1839 fu presentata al pubblico all'Académie des Sciences ed all'Académie des Beaux Arts dallo scienziato François Arago, 
 
 
 
nato
 
 
 
in Occitania,
 
 
 
in Francia,
 
 
 
il ventisei di febbraio del 1786,
 
 
 
morto
 
 
 
a Parigi il due di ottobre del 1853,
 
 
 
la dagherrotipia,
 
 
 
il primo procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini,
 
 
 
messa a punto da Louis Jacques Mandé Daguerre,
 
 
 
venuto al mondo nella regione dell'Île-de-France il diciotto di novembre del 1787,
 
 
 
deceduto
 
 
 
nella stessa regione il dieci di luglio del 1851,
 
 
 
la messa a punto da un'idea di Joseph Nicéphore Niépce,
 
 
 
la sua data di nascita il sette di marzo del 1765,
 
 
 
di morte il cinque di luglio del 1833,
 
 
 
da un'idea anche del figlio Isidore. 
 
 
 
Nel romanzo «Uno, nessuno e centomila» 
 
 
 
di Luigi Pirandello ci sarebbe 
 
 
 
il riferimento alla macchina fotografica,
 
 
 
alla fotografia istantanea.
 
 
 
Questo romanzo italiano,
 
 
 
dopo queste prime parole qui,
 
 
 
questo incipit letterario,
 
 
 
continua con 
 
 
 
— Niente, — le risposi, — mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. — 
 
 
 
Passo a «Leonardo Sciascia e la fotografia». 
 
 
 
Una serie di fotografie inedite fino a poco tempo fa, 
 
 
 
che rappresenterebbero 
 
 
 
lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia per una mostra curata 
 
 
 
da un signore che non conosco,
 
 
 
da Diego Mormorio. 
 
 
 
Buon lavoro a Rosalba Cimino, già componente della Commissione Cultura, 
 
 
 
suppongo della Camera dei deputati;
 
 
 
all'ex sindaco di Racalmuto (Ag - provincia di Agrigento), 
 
 
 
a Vincenzo Maniglia; 
 
 
 
alla Fondazione Sciascia.



Grazie al giornalista Nino Ravanà su AgrigentoOggi sulla app Agrigento notizie gratis;
 
 
 

al Cnsp,

 

 

 

al Centro nazionale italiano studi pirandelliani,

 

 

 

sul gruppo PirandelloWeb su Facebook;

 

 

 

alle categorie «Romanzi di Luigi Pirandello»,

 

 

 

«Romanzi del 1926»,

 

 

 

al «Portale Letteratura»,

 

 

 

dell'enciclopedia in rete Wikipedia in italiano;
 
 
 

alle categorie «Testi di Luigi Pirandello»,

 

 

 

«Romanzi»,

 

 

 

della biblioteca in internet WikiSource in lingua italiana;
 
 
 
allo spazio Overviews di Chatbot IA sul motore di ricerca Ecosia.



Nel post e testo del Cnsp su quella rete sociale ho visto



una fotografia con l'attrice teatrale Evi Maltagliati,
 
 
 
nata
 
 
 
a Firenze l'undici di luglio del 1908,
 
 
 
morta 
 
 
 
a Roma il ventisette di aprile del 1986,
 
 
 
al Teatro Quirino di Roma,
 
 
 
per «Ma non è una cosa seria».

giovedì 28 maggio 2026

«Uno, nessuno e centomila» di Pirandello a Lugano secondo Santoro di circa 6 - 7 anni fa e c'ero - La moglie, il naso, lo specchio, le prime parole del «Libro primo», l'uscita dal 13 dicembre 1925 al giugno del '26 --- La lettera di Marta Abba del 28 maggio 1930

LIBRO PRIMO



§ 1. Mia moglie e il mio naso.


— Che fai? — mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. 

 

 

 

Queste le prime parole dal «Libro primo»

 

 

 

del romanzo «Uno, nessuno e centomila»

 

 

 

di Luigi Pirandello,

 

 

 

l'incipit letterario di questo romanzo pirandelliano,

 

 

 

dell'ultimo romanzo pirandelliano,

 

 

 

uscito per la prima volta fra il tredici di dicembre del 1925 ed il tredici di giugno del 1926 in ventisette puntate. 




In una lettera del ventotto di maggio del 1930 Marta Abba definisce Luigi Pirandello anche uno e centomila.

 

 

  

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martedì 29 luglio 2025

«Non è vero... ma ci credo» di Eduardo De Filippo, «Il berretto a sonagli» pirandelliano secondo Jannuzzo (Ciampa), la gobba di una vecchina più una lezzona con bimbo sudicio in «Uno, nessuno e centomila» - Povero piccolino in questo contesto con squallida verità reale e realistica - Gli servirebbe una carezza, come suggerito decenni dopo da Giovanni XXIII! Il giubbino verde anche in «Acqua e lì» con «una povera squallida donna», l'educanda asmatica davanti alla badia e la Madonna del Lume in «Difesa del Mèola (Tonache di Montelusa)», la nipote di monsignor Partanna in «Visto che non piove», la falda della tuba del dottor Liborio Nicastro nella novella "«In corpore vili»", la rassegnazione di Nane Papa in «Candelora»; «I due giganti», «codesta miserabile vecchia», «illusioni, speranze e desiderii» del passato del «barbuto guardiano gallonato»; Caro Gioja, la lettera a Lina e «La gioia di vivere» di Émile Zola

La commedia teatrale «Non è vero... ma ci credo»,

 

 

 

composta nel 1942,

 

 

 

di Eduardo De Filippo, 

 

 

 

messa in scena il nove di ottobre del 1942,

 

 

 

rappresenterebbe 

 

 

 

anche la gobba del personaggio teatrale Alberto Sammaria.

 

 

  

Anche sulla gobba, Luigi Pirandello,




a proposito dell'avere bruciato alcune sue carte,




nella lettera a Lina da Palermo del 25 marzo 1887,




aveva scritto:




I becchi e le penne dei miei poveri uccellini dell’alto, fra tanta cenere, emanavano il più brutto odor di corno bruciato, e la gobba di Caro Gioja nel crepitio della fiamma pareva un vulcanetto di fango in eruzione.

 

 

 

CMLibri inizialmente non era riuscito a capire chi fosse Caro Gioja;

 

 

 

poi ha scoperto da un sito internet pirandelliano

 

 

 

che era un personaggio letterario di un poema eroicomico giovanile ispirato al titolo del romanzo di Émile Zola «La joie de vivre»

 

 

 

del 1884.




Dal Libro secondo, II, 

 

 

 

del romanzo pirandelliano «Uno, nessuno e centomila»:

 

 

 

Non diedi mai a divedere né fastidio né piacere di quella loro invasione, benché m’irritasse specialmente la vista d’una vecchina sempre pigolante, dagli occhi risecchi e la gobba dietro ben segnata da un giubbino verde scolorito, e mi désse allo stomaco una lezzona grassa squarciata, con un’orrenda cioccia sempre fuori del busto e in grembo un bimbo sudicio dalla testa grossa schifosamente piena di croste di lattime tra la peluria rossiccia.

 

 

 

Povero piccolino in questo contesto con squallida verità reale e realistica,

 

 

 

non falsa!

 

 

 

Gli dareste una carezza,




come suggeriva decenni dopo un papa, papa Giovanni XXIII?




La gobba nella novella pirandelliana «Acqua e lì»,

 

 

 

pubblicata il venticinque di aprile del 1897 con il titolo «Il dottor cimitero»

 

 

 

(avevo visto mesi fa una rappresentazione pirandelliana di un cimitero),

 

 

 

poi ripubblicata definitivamente sul Corriere della sera con il titolo finale il quattordici settembre del 1923,

 

 

 

dalla raccolta «Tutt'e tre»,

 

 

 

del 1924,

 

 

 

di «Novelle per un anno»:

 

 

 

Accorre una povera squallida donna, senz’età, con certi occhi atroci, velati e semichiusi, come se le palpebre le pesino, una più e l’altra meno. Stretta nelle spalle, ha la gobba, dietro, ben segnata dal giubbino verde sbiadito: la gobba delle povere madri sfiancate dalle cure dei figli e della casa.




Poveretta anche questa «povera squallida donna»,

 

 

 

sembra un po' pietosamente orrida con quegli occhi atroci e velati, 

 

 

 

stanchi anche sulle palpebre.

 

 

 

Torna il giubbino verde.

 

 

 

Clementina nella novella «I tre pensieri della sbiobbina»,

 

 

 

pubblicata il cinque di febbraio del 1905, 

 

 

 

poi nuovamente nel 1915,

 

 

 

compresa nella raccolta pirandelliana «La rallegrata»,

 

 

 

del 1922:

 

 

 

             Bravi! Farlo intendere alle gambe, adesso, al busto di Clementina, che non si doveva più crescere! Busto e gambe, dacché, nascendo, ci s’erano messi, avevano voluto crescere per forza, senza sentir ragione. Non potendo per lungo, sotto l’orribile violenza di quella manaccia che schiacciava, s’erano ostinati a crescere di traverso: sbieche, le gambe; il busto, aggobbito, davanti e dietro. Pur di crescere…

 

 

 

Con il busto, 

 

 

 

poveretta Clementina.

 

 

 

Un mio amico ha il busto,

 

 

 

forse ne aveva uno temporaneo.

 

 

 

Da un'altra novella pirandelliana, 

 

 

 

un'ulteriore novella,

 

 

 

«Difesa del Mèola (Tonache di Montelusa)»:

 

 

 

All'alba, una vettura era pronta nella piazzetta innanzi alla badia; e quando le tre educande, due belle e vivaci come rondinine in amore, l'altra gobba e asmatica, scesero con la loro maestra a parar l'altare della Madonna del Lume…




Sembra un contesto relativamente simile quello di «Visto che non piove (Tonache di Montelusa)»,

 

 

 

con i padri liguorini,

 

 

 

che dovrebbero esserci ancora alla chiesa dell'Itria,

 

 

 

nel centro storico di Agrigento;

 

 

 

con il clero montelusano, 

 

 

 

con il clero agrigentino,

 

 

 

di Agrigento;

 

 

 

con i personaggi letterari di Marco Mèola,

 

 

 

del monsignor Partanna:




Se la nipote di Monsignor Partanna, infatti, la educanda rapita, era brutta e gobba, belli e ballanti e sonanti erano i denari della dote che il Vescovo era stato costretto a dargli; e, in fondo, i pezzi grossi del clero montelusano, ai quali non era mai andata a sangue quella promessa del loro Vescovo di far tornare i padri Liguorini, se non amici apertamente, avevano di nascosto, anche dopo quella scappata, anzi appunto per quella scappata, seguitato a veder di buon occhio Marco Mèola.

 

 

 

Le spalle del professor Bernardino Lamis nella novella «L'eresia catara»:

  

 

 

Non solamente questo peccatuccio di gola, ma tante e tant'altre cose potevano essere perdonate a quell'uomo che, per la scienza, s'era ridotto con quelle spalle aggobbate che pareva gli volessero scivolare e fossero tenute sú, penosamente, dal collo lungo, proteso come sotto un giogo. 




La falda della tuba sulla gobba del dottor Liborio Nicastro nella novella "«In corpore vili»":




Poco dopo entrò il dottor Liborio Nicastro, piccino piccino, vecchissimo, tutto rattrappito dall'età. La falda della tuba gli posava quasi su la gobba.




La rassegnazione a portare la gobba dell'artista Nane Papa in «Candelora»:




Sa bene lui che ogni gobbo bisogna che si rassegni a portare la sua gobba.




C'è «codesta miserabile vecchia»

 

 

 

nella novella «I due giganti»,

 

 

 

dove il narratore sembrerebbe essere «il barbuto guardiano gallonato»:

 

 

 

Anche però il vostro volto, s'io vedo bene, è tutto crepe e solchi di rughe, e anche i vostri capelli hanno appena appena un vestigio del loro primo color biondo d'oro; e vorrei pregarvi di ricordare, se non sono importuno, che cosa vi sembrava codesta miserabile vecchia mezzo gobba che ancora vi strascinate accanto e tutto il mondo e la vostra stessa persona, quando vi ardevano dentro in belle fiammate illusioni, speranze e desiderii.

 

 

 

Infine la gobba di zì Dima Licasi in una novella pirandelliana famosissima

 

 

 

in italiano,

 

 

 

in siciliano,

 

 

 

«La giara»,

 

 

 

«'A giarra»:

 

 

 

Zì Dima Licasi: vecchio sbilenco, con la gobba pendente da un lato; giunture storpie alle gambe - occhi duri, fissi, da maniaco - porta, appesa per una funicella alla spalla, una cesta con gli attrezzi del suo mestiere, trapano, ecc., e - attraverso - un grosso ombrello di cotone, verde, un po' stinto.

  

 

 

«Il berretto a sonagli» 

 

 

 

di Luigi Pirandello secondo Eduardo De Filippo, 

 

 

 

secondo Paolo Stoppa, 

 

 

 

secondo Turi Ferro e Salvo Randone.

 

 

 

Ed anni fa a Milano e Torino, 

 

 

 

secondo Gianfranco Jannuzzo (Ciampa), 

 

 

 

con Francesco Bellomo, 

 

 

 

produttore teatrale, 

 

 

 

e le attrici teatrali Emanuela Muni ed Anna Malvica, 

 

 

 

«Il berretto a sonagli».

 

 

 

Uno degli attori teatrali era Gaetano Aronica (il personaggio letterario di Fifì).  




Infine,




non ho visto l'opera teatrale «Non è vero... ma ci credo» 

 

 

 

di Eduardo De Filippo ad un teatro di una città vicina alla mia,  

 

 

 

su cui scrivo fra alcune righe,

 

 

 

davvero le finali.

 

 

 

E volete visitare la mia Agrigento pirandelliana?




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condividendo con tag ed etichette come #CMRomanzi #CMTeatro #CMNovelle #Novelle.




Grazie a Roberto Loi,

 

 

 

all'Università di Cagliari; 

 

 

 

a Sara Lorenzetti (Università di Macerata,

 

 

 

al Dipartimento di Scienze della formazione, beni culturali e turismo);

 

 

 

al sito «Pirandello nazionale»;

 

 

 

a Liber liber;

 

 

 

a Fuoririga con Michele Ruvolo e Gero Tedesco;

 

 

 

alla scuola Nino Martoglio;

 

 

 

alla pagina «Copioni»

 

 

 

di Corriere spettacolo;

 

 

 

al sito internet pirandelliano PirandelloWeb;




alla pagina «Cultura»

 

 

 

di Grandangolo;

 

 

 

al «Portale Teatro»

 

 

 

di Wikipedia;

 

 

 

a Visit Agrigento;

 

 

 

al blog «Le rose e l'abisso»

 

 

 

di Francesca Vennarucci;

 

 

 

a Borsaindoitaliana. 

 

 

 

Il Teatro Costabianca di Realmonte (Ag - provincia di Agrigento) 

 

 

 

è quello di una città vicina alla mia Agrigento;

 

 

 

la rappresentazione stasera, 

 

 

 

alle ventuno e trenta, 

 

 

 

di questo martedì ventinove di luglio del 2025.

sabato 15 marzo 2025

Con «Il fu Mattia Pascal», Così è (se vi pare)» ed «Uno, nessuno e centomila» pirandelliani il carro della Sagra del mandorlo in fiore - E c'erano anche «I Tammura di Girgenti»

Come è brutta la parte anteriore del carro della Sagra del mandorlo in fiore,



molto più bello il retro,



anche con i libri e romanzi «Il fu Mattia Pascal»
 
 
 
ed «Uno, nessuno e centomila», 
 
 
 
il dramma teatrale «Così è (se vi pare)»,


tutti di Luigi Pirandello.



I Tammura di Girgenti?



Buon lavoro a loro.

domenica 7 luglio 2024

«Occhi lucidi» di Ultimo e «Mariposa» di Fiorella Mannoia - con «Una, nessuna e centomila» - saranno interpretate dai cantanti agrigentini ed empedoclini e dai gruppi, magari ad Acireale, in tv?

La canzone pop «Occhi lucidi»



di Ultimo,



«Mariposa» 



della cantante pop romana Fiorella Mannoia, 



con il verso con le parole «una, nessuna e centomila», 



che fa pensare al romanzo «Uno, nessuno e centomila» 



di Luigi Pirandello, 



a questo romanzo pirandelliano, 



saranno interpretate



dai cantanti agrigentini,






da un gruppo agrigentino,



da Daniele Magro,



da Lello Analfino,



da Loredana Errore,



e dalla cantante empedoclina,



da Ibla (Claudia Iacono),



dal duo empedoclino di violinisti,



di Porto Empedocle (Ag - provincia di Agrigento)?



Ed, insieme al mio blog CMTempoLibero,



da Acireale (Ct - provincia di Catania)



volete 
 
 
 
visitare 
 
 
 
la Agrigento,



la Porto Empedocle, 



della musica?



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E la musica e queste interpretazioni dei cantanti/gruppi agrigentini ed empedoclini ad Acireale,



in televisione, 



su Rei Tv, 









ha guardato poco fa i videoclip, 



i video, 



di queste canzoni recenti o recentissime di Ultimo, 



di Fiorella Mannoia?



A proposito,



potete leggere moltissimo altro



tramite l'etichetta e tag #CMPopIt.



Grazie alla app Blogger Pro.

lunedì 25 settembre 2023

#Video Con «Uno, nessuno e centomila» di Pirandello la panchina letteraria di un centro commerciale nei dintorni della mia città, le maschere «per la famiglia», «la società» ed «il lavoro» e la solitudine

L'«Uno, nessuno e centomila»



pirandelliano,



di Luigi Pirandello,



e «C'è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno».



Dunque le maschere pirandelliane e la famiglia,



la società,



il lavoro e la solitudine da nessuno.




E da Castrofilippo (Ag - provincia di Agrigento),



dove ho visto questa panchina letteraria,



volete visitare, insieme al mio blog CMTempoLibero,



la Agrigento pirandelliana,



la mia Agrigento e la sua città natale?



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Panchina letteraria pirandelliana vista nella «Sala mostra & eventi»



del Centro commerciale «Le vigne» 



di Castrofilippo, 



lungo la «Strada degli scrittori», 



la Ss 640, 



la Strada statale 640,



con ingresso gratuito.




Grazie al Gruppo Russo. 

martedì 12 settembre 2023

Fermare un attimo in sé la vita, «Uno, nessuno e centomila» di Pirandello ed una vetrina di un negozio chiuso da anni della via Atenea nel «mio» centro città

«Perché bisogna che lei fermi un attimo in sé la vita, per vedersi»



dal romanzo, 
 
 
 
dal romanzo pirandelliano «Uno, nessuno e centomila»,



proprio di Luigi Pirandello, dunque,



su una vetrina di un negozio chiuso da anni della via Atenea,



nel «mio» centro di Agrigento.



E volete visitare insieme al mio blog Agrigento,



la città natale di Pirandello?



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domenica 12 marzo 2023

«Il fu Mattia Pascal», i «Quaderni di Serafino Gubbio operatore» e - con Moscarda - «Uno, nessuno centomila» secondo Lauritano

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Sul gruppo PirandelloWeb su Facebook Biagio Lauritano ha scritto




anche sui romanzi «Il fu Mattia Pascal»,




i «Quaderni di Serafino Gubbio operatore»

 

 

 

e «Uno, nessuno centomila» 

 

 

 

- con Vitangelo Moscarda -

 

 

 

di Luigi Pirandello. 




E volete visitare la Biblioteca Lucchesiana di via Duomo nel centro storico della mia Agrigento, che ha ispirato la biblioteca del romanzo pirandelliano «Il fu Mattia Pascal», insieme al mio blog CMTempoLibero?

 

 

 

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