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martedì 14 aprile 2026

«I Beati Paoli» secondo Pasquale Hamel, nato in una cittadina a me familiare da parte di padre il 28 aprile 1949 - Ma anche Vincenzo Linares di una città sul mare ad un'ora dalla mia ad est, un castello e l’area archeologica di Monte Sant’Angelo, il liberty e l'arte di Ernesto Basile, Gregorietti, Re Grillo, la musica di Rosa Balistreri - La letteratura di Natoli

Sappiate, innanzitutto, 

 

 

 

che Pasquale Hamel è nato

 

 

 

a Siculiana (Ag - provincia di Agrigento)

 

 

 

il ventotto di aprile del 1949.

 

 

 

Buon lavoro all'ex sindaco di Licata (Ag - provincia di Agrigento), 

 

 

 

a Giuseppe Galanti, 

 

 

 

ed all’ex assessora alla Cultura oppure attuale assessora alla Cultura, 

 

 

 

non lo so, 

 

 

 

a Violetta Callea, 

 

 

 

alla Regione siciliana, 

 

 

 

chissà se il giornalista e scrittore licatese Vincenzo Linares sia già nella Strada degli scrittori oppure no,

 

 

 

auguro anche una proficua attività ad Anas spa, 

 

 

 

all'Associazione Strada degli scrittori, 

 

 

 

chissà quando tornerò a percorrere la Strada statale Ss 640.

 

 

 

Ogni bene al giornalista del Corriere della sera Felice Cavallaro, 

 

 

 

alla Sicilia Film Commission, 

 

 

 

all’Ice, 

 

 

 

per la conoscenza e valorizzazione degli scrittori di prima grandezza come Luigi Pirandello, 

 

 

 

come Leonardo Sciascia, 

 

 

 

come Andrea Camilleri, 

 

 

 

come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, 

 

 

 

nato

 

 

 

il ventitre di dicembre del 1896,

 

 

 

morto

 

 

 

il ventitre di luglio del 1957,

 

 

 

come Antonio Russello, 

 

 

 

nato

 

 

 

il diciannove di agosto del 1921,

 

 

 

morto

 

 

 

il ventisei di maggio del 2001,

 

 

 

chissà se anche Rosso di San Secondo, 

 

 

 

venuto al mondo il trenta di novembre del 1887,

 

 

 

deceduto

 

 

 

il ventidue di novembre del 1956,

 

 

 

dei luoghi vissuti e amati dagli scrittori e quelli descritti nei romanzi.

 

 

 

Il licatese Vincenzo Linares era nato 

 

 

 

nel 1804, 

 

 

 

aveva vissuto anche nel 1847, 

 

 

 

era stato scrittore nonché biografo di personaggi oramai molto meno noti, 

 

 

 

tra i quali il botanico Antonino Bivona Bernardi e d il fisico Domenico Scinà, 

 

 

 

sembra possa essere Linares tra i precursori del romanzo storico italiano.

 

 

 

Tra le sue opere più conosciute «I Beati Paoli», 

 

 

 

«Il Masnadiere siciliano», 

 

 

 

«Biografie e ritratti di illustri siciliani morti nel cholera l’anno 1837»,

 

 

 

«Racconti popolari»

 

 

 

e «Maria e Giorgio o il Cholera a Palermo».

 

 

 

Sarebbe stato anche un giornalista siciliano ed avrebbe fondato insieme al fratello Antonino Linares la gazzetta settimanale «Il Vapore». 

 

 

 

L'ex sindaco Galanti e l’assessora Callea,

 

 

 

chissà se ancora in carica, 

 

 

 

avevano chiesto, inoltre, 

 

 

 

di inserire nel progetto, 

 

 

 

come attrattive del territorio licatese, 

 

 

 

il Castello e l’area archeologica di Monte Sant’Angelo, 

 

 

 

davvero belli, 

 

 

 

il liberty con le opere di Ernesto Basile, 

 

 

 

nato

 

 

 

il trentuno di gennaio del 1857,

 

 

 

morto

 

 

 

il ventisei di agosto del 1932,

 

 

 

di Salvatore Gregorietti, 

 

 

 

nato

 

 

 

il nove di luglio del 1870,

 

 

 

morto

 

 

 

il ventisette di agosto del 1952;

 

 

 

di Filippo Re Grillo, 

 

 

 

e la cantante di musica popolare Rosa Balistreri,

 

 

 

nata

 

 

 

il ventuno di marzo del 1927,

 

 

 

morta

 

 

 

il venti di settembre del 1990.

 

 

 

Il romanzo «I Beati Paoli» 

 
 
 
di Luigi Natoli,
 
 
 
nato
 
 
 
il quattordici di aprile del 1857,
 
 
 
morto 
 
 
 
il venticinque di marzo del 1941,
 
 
 
come vi avevo già scritto qui
 
 
 
Grazie 
 
 
 
al «Portale Letteratura»,
 
 
 
al «Portale Architettura»,
 
 
 
al «Portale Musica»,
 
 
 
dell'enciclopedia in rete Wikipedia in italiano.

sabato 7 marzo 2026

«I Beati Paoli» di Linares - «Maria e Giorgio o Il cholera in Palermo» da Manzoni, nato il 7 marzo 1785 - «Il conte di Carmagnola», i «guerrier d'Italia», Firenze, Milano, Venezia, la «pace» che è inonorata, «improvida, tradita» - Aristotele e la «Lezione X» del «Corso di letteratura drammatica» di August Wilhelm Schlegel nella «Prefazione», il 12 maggio 1845 - «L'umorismo» pirandelliano, l'ironia, la retorica, il «giocare con la bellezza», la parola «essere umano», il patetico, la coscienza dell'irrealtà delle sue creazioni, lo zimbello dei fantasmi evocati da lui, il sorridere al lettore, il lasciarsi prendere, il 10 marzo 1772 - Luigi Natoli, Giovanni Meli

Sala del Senato, in Venezia.

IL DOGE e SENATORI seduti.

il doge.


   È giunto il fin de’ lunghi dubbi, è giunto,
Nobiluomini, il dì che statuito
Fu a risolver da voi. Su questa lega,
A cui Firenze con sì caldi preghi
Incontro il Duca di Milan c’invita,
Oggi il partito si porrà. Ma pria,
Se alcuno è qui cui non sia noto ancora
Che vile opra di tenebre e di sangue
Sugli occhi nostri fu tentata, in questa
Stessa Venezia, inviolato asilo
Di giustizia e di pace, odami: al nostro
Deliberar rileva assai che alcuno
Qui non l’ignori. Un fuoruscito al Conte
Di Carmagnola insidiò la vita;
Fallito è il colpo, e l’assassino è in ceppi.
Mandato egli era; e quei che a ciò mandollo
Ei l’ha nomato, ed è.... quel Duca istesso
Di cui abbiam gli ambasciatori ancora
A chieder pace, a cui più nulla preme
Che la nostra amistà. Tale arra intanto
Ei ci dà della sua. Taccio la vile
Perfidia della trama, e l’onta aperta
Che in un nostro soldato a noi vien fatta.
Due sole cose avverto; egli odia dunque
Veracemente il Conte; ella è fra loro
Chiusa ogni via di pace; il sangue ha stretto
Tra lor d’eterna inimicizia un patto.
L’odia.... e lo teme: ei sa che il può dal trono
Quella mano sbalzar che in trono il pose;

E disperando che più a lungo in questa
Inonorata, improvida, tradita
Pace restar noi consentiamo, ei sente
Che sia per noi quest’uom; questo tra i primi
Guerrier d’ Italia il primo, e, ciò che meno
Forse non è, delle sue forze istrutto
Come dell’arti sue; questo che il lato
Saprà tosto trovargli ove più certa,
E più mortal sia la ferita. Ei volle
Spezzar quest’arme in nostra mano; e noi
Adoperiamla, e tosto. Onde possiamo
Un più fedele e saggio avviso in questo,
Che dal Conte aspettarci? Io l’invitai;
Piacevi udirlo?

                        (segni di adesione)
                           S’introduca il Conte.

 
 
 
Ci sono Firenze,
 
 
 
il duca di Milano,
 
 
 
ma anche Venezia,
 
 
 
ovviamente il personaggio teatrale del duca di Carmagnola,
 
 
  

«E disperando che più a lungo in questa / Inonorata, improvida, tradita / Pace restar noi consentiamo, ei sente / Che sia per noi quest’uom»;

 

 

 

 
c'è «questo tra i primi / guerrier d'Italia»;
 
 
 
nelle parole del doge Francesco Foscari, 
 
 
 
le prime parole dell'Atto primo, scena I,
 
 
 
della scena prima,
 
 
 
le prime parole della tragedia «Il conte di Carmagnola»,
 
 
 
del 1820,
 
 
 
di Alessandro Manzoni.
 
 
 
Nella prefazione della tragedia «Il conte di Carmagnola»
 
 
 
la pagina CMTeatro, CMLibri
 
 
 
legge:
 
 
 
L’unità di tempo ebbe origine da un passo di Aristotele¹, il quale, come benissimo osserva il signor Schlegel², non contiene un precetto, ma la semplice notizia di un fatto; cioè della pratica più generale del teatro greco.
 
 
 

¹ Sono differenti in questo (l’Epopea e la Tragedia), che quella ha il verso misurato semplice, ed è raccontativa, e formata di lunghezza; e questa si sforza, quanto può il più, di stare sotto un giro del sole, o di mutarne poco; ma l’Epopea è smoderata per tempo, ed in ciò è differente dalla Tragedia. Traduzione del Castelvetro.

  


² Corso di Letteratura drammatica, Lezione X.

 
 
 
L'osservazione nella «Lezione X» 
 
 
 
del «Corso di letteratura drammatica» 
 
 
 
di August Wilhelm von Schlegel,
 
 
 
morto
 
 
 
il dodici di maggio del 1845.
 
 
 
Il mio prossimo testo su questo argomento potrebbe essere
 
 
 
sull'atto primo, scena II.
 
 
 
Avevo già fatto 
 
 
 
la mia prima citazione dalle pagine "La parola «umorismo»" 
 
 
 
del saggio «L'umorismo»
 
 
 
di Luigi Pirandello con il cognome di Manzoni;
 
 
 
eccola qui.
 
 
 
Queste le parole che seguono:
 
 
 
Nè d’altra parte si può attribuire al Manzoni quell’altra ironia, la retorica, giacché nessuna contradizione fittizia si trova mai in lui tra quel che dice e quel che vuole sia inteso, contradizione frutto di sdegno.
 
 
 
Un'altra citazione del cognome di Manzoni nel saggio pirandelliano «L'umorismo»
 
 
 
seguirà,
 
 
 
probabilmente la prossima volta.
 
 
 
Queste, invece, 
 
 
 
le parole che precedono:



Ma il signor Federico Schlegel prese alla lettera le parole: «der Mensch soll mit der Schöneit nur spielen, und er soll nur mit der Schöneit spielen. Denn, um es endlich auf einmal herauszusagen, der Mensch spielt nur, wo er in voller Bedeutung des Worts Mensch ist, und er ist nur da ganz Mensch, wo er spielt»,5 e disse che per il poeta l’ironia consiste nel non fondersi mai del tutto con l’opera propria, nel non perdere, neppure nel momento del patetico, la coscienza della irrealità delle sue creazioni, nel non essere lo zimbello dei fantasmi da lui stesso evocati, nel sorridere del lettore che si lascerà prendere al giuoco e anche di sè stesso che la propria vita consacra a giocare.6
 
 

5 Lettera XV.
 
 
   
6 Vedi Victor Basch, La poëtique di F. Schiller (Paris, Alcan, 1902).
 
 
 
Il verbo separabile «heraussagen»
 
 
 
significa
 
 
 

«dire (francamente)».

 
 
 
Lo scrittore Friedrich Schlegel era nato
 
 
 
il dieci di marzo del 1772.
 
 
 
«I Beati Paoli», invece,
 
 
 
dello scrittore licatese Vincenzo Linares, 
 
 
 
nato 
 
 
 
il sei di aprile del 1804,
 
 
 
morto
 
 
 
il diciotto di gennaio del 1847,
 
 
 
di Licata (Ag - provincia di Agrigento),
 
 
 
dal primo volume dei «Racconti popolari» 
 
 
 
(Palermo, 1840).
 
 
 
Fa pensare al romanzo «I Beati Paoli» 
 
 
 
di Luigi Natoli,
 
 
 
morto 
 
 
 
il venticinque di marzo del 1941.

 

 

 

Il poeta,

 

 

 

il drammaturgo, Giovanni Meli, 

 

 

 

morto

 

 

 

il venti di dicembre del 1815,

 

 

 

collaborò 

 

 

 

con il periodico «Il vapore» 

 

 

 

di Vincenzo Linares.

 

 

 

Nel 1838 Linares diede alle stampe Maria e Giorgio o Il cholera in Palermo

 

 

 

un romanzo storico che potrebbe essere 

 

 

 

ricco di suggestioni,

 

 

 

da Alessandro Manzoni, 

 

 

 

nato il sette di marzo del 1785 (questo romanzo storico siciliano ed italiano pubblicato 

 

 

 

a Palermo nel 1838; 

 

 

 

a Bologna nel 1838; 

 

 

 

a Torino nel 1840).

 

 

 

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