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lunedì 8 giugno 2020

Vorrei esserci all'ordinazione di monsignor Damiano a vescovo coadiutore di Agrigento

Forse ci andrò. L’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro (sul quale potete leggere moltissimo altro tramite i tag qui sotto), dopo l’annuncio dell’elezione di monsignor Alessandro Damiano ad arcivescovo coadiutore, ha reso noto che l’ordinazione episcopale si terrà sabato cinque settembre, solennità della dedicazione della Basilica Cattedrale, in Piazza don Minzoni, di fronte  alla Cattedrale di Agrigento.

venerdì 17 aprile 2020

Preti - preferibilmente giovani - con guanti e mascherina nella fase uno e mezzo e due agrigentina? - Ora la provincia di Agrigento può pregare in chiesa - Termini e condizioni si applicano - La Lombardia ovviamente no

Si potrebbe parlare di fase uno e mezzo oppure di fase due per le chiese dell'Arcidiocesi agrigentina. Si potrà pregare da soli rispettando la distanza di un metro andando al lavoro o tornando dal lavoro. Oppure in chiesa vicino a casa lungo il percorso per il supermercato o la farmacia vicini a casa. Oppure tornando dal supermercato e/o dalla farmacia più vicini a casa. Soltanto fino a mezzogiorno e sotto sorveglianza e controllo del parroco o del presbitero o di un diacono. Per evitare assembramenti e masse in chiesa. Matrimonio soltanto con il prete, gli sposi e i testimoni e mi sembra un po' deprimente. Leggete il riferimento ai funerali: «Quello delle esequie è il capitolo più doloroso, che si aggiunge al dolore per la perdita di un familiare o di un amico. Le regole sono molto stringenti. Sono vietati i funerali in chiesa. Il sacerdote può recarsi in forma privata al cimitero, dove può celebrare un breve rito della sepoltura, come previsto dal Rituale per le esequie senza celebrazione della messa. Durante le esequie al cimitero i presenti devono rispettare la distanza di almeno un metro imposto dalla normativa. Sono sospesi i cortei funebri a piedi, sia dalla casa sia verso il cimitero. Al termine dell’emergenza sarà concordata con la famiglia una messa esequiale». E poi ci sono le confessioni: «La celebrazione avvenga in luoghi ampi e areati e non nel confessionale. Nell’ascolto delle confessioni si mantenga la distanza di almeno un metro tra il ministro e il penitente, chiedendo a eventuali altri fedeli presenti in chiesa di allontanarsi per garantire la dovuta riservatezza. Sacerdote e penitente indossino la mascherina protettiva». Eucaristia al malato: «Per quanto possibile sia portato dal sacerdote e non dal ministro straordinario. Si assumano le medesime precauzioni di cui sopra, avendo cura di non toccare la bocca del malato mentre viene fatta assumere la particola. Il sacerdote – prima di comunicare il malato e dopo – deterga le mani con acqua saponata e le asciughi con carta monouso». Unzione degli infermi come sopra, ma anche: «Il ministro abbia cura di usare guanti monouso in vinile o nitrile e, in particolare dopo l’unzione, eviti di toccare con le dita scoperte la superficie del guanto». 

Prepariamoci benissimo al Venticinque aprile contro il fascismo, il razzismo e l'antisemitismo - Il messaggio del Venerdì santo di Montenegro: la maschera - un po' pirandelliana - ed il «gratta e perdi», la libertà violenta, le aggressioni anche ai prof, i tagli alla sanità, le reti sociali, la rapina ai danni della natura, le vie-discariche, l'incapacità per turismo e agricoltura

Il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento ha celebrato il Venerdì santo con il consueto discorso, stavolta un po' più virtuale. 
 
 
 
Ecco i passaggi del suo messaggio che ritengo e reputo interessanti - anche sul qualcosa in più:



«Sta diventando normale che la libertà sì tramuti in violenza, aumentano le aggressioni verbali e fisiche tra le mura di casa. Relazioni familiari fragili, diventa sempre più difficile guardarci negli occhi, condividere gli spazi, per molti la casa resta solo un parcheggio di breve durata. Eravamo e siamo come isole in piccoli mari, molto è sempre attenti ai social dai quali ormai dipendiamo e che orientano le nostre scelte e la nostra vita, e poi incapaci di accorgerci delle necessità dei più vicini, o di ascoltare il proprio familiare, se non addirittura ci sentiamo infastiditi della sua presenza accanto a noi. 
 
 
 
Quante scelte diventano dipendenza, ci si ammazza e si ammazza per un gratta e vinci che poi è sempre  un gratta e perdi; ci si gioca la pensione, lo stipendio, e spesso qualcosa in più; si passano giornate davanti agli schermi con dei numeri su quali si punta, difficilmente il numero che compare è il numero giusto poi forse l’ennesima puntata me compare qualcuno e ci si illude nel frattempo quello che era sembrato un gioco non lo è più è così ti porta via soldi, serenità e affetti.



Quanta violenza e rapina ai danni della natura e della città, deturpare le nostre città non è una bravata, o semplice non curanza è disprezzo per la bellezza e per i cittadini.



Vie trasformate a discarica è un’azione distruttiva, un offesa al dio creatore, un oltraggio alla memoria di chi si è impegnato seriamente perché noi vivessimo meglio di come hanno vissuto le generazioni precedenti.



Quanta libertà trasformata in aggressione nei confronti dei tutori dell’ordine, degli operatori della saluta pubblica, operatori socio sanitari, infermieri  medici 118 e gli operatori sociali, gli insegnanti.



È strano che nella normalità della vita qualche volta siamo capaci di disprezzarli ma poi quando ci sono utili li acclamiamo. Eroi, e questo non solo con loro ma capita anche nei rapporti quotidiani. Quante maschere, quanti pochi cuori».



E poi: «protestiamo per la noncuranza della nostra viabilità, ci lamentiamo per il servizio idrico, fognario, della depurazione delle acque, per lo smaltimento dei rifiuti, ma solo ora ci accorgiamo dei tagli fatti alla sanità e l’emergere della povertà nelle quali ingrassano le mafie e le loro associate.



Un territorio incapace di sfruttare le ricchezze che possiede, turismo e agricoltura, diventa sempre più profonda e sanguinante la piaga del lavoro nero, dell’illegalità, questa poi si presenta ai più fragili a chi non ha nulla a chi non ha tutele e neppure voce. 



In questa notte santa e particolare in cui tanti fratelli negli ospedali o sono inchiodate nelle loro case con te sulla croce del virus o muoiono soli senza nessuna carezza o sguardo di una persona amata, tu avesti quello di tuo madre, non vogliamo dire che sei la nostra ultima spiaggia, nè colui su cui proiettare le nostre paure, ma diciamo con convinzione che Tu sei la nostra speranza la nostra forza anche nella paura è nella morte».



E conclude: «Domani il sole spunterà. Buona Pasqua». E qualcuno di voi  e di noi preferisce i giochi tradizionali ai gratta e vinci? Quali? Vi ricordate i mesi prima del nuovo coronavirus con l'aumento del razzismo e dell'antisemitismo e dei neofascisti e sostenitori del nazismo? Ce ne ricorderemo il prossimo Venticinque aprile, festa della Liberazione in Italia e, quindi, anche in Sicilia ed in provincia di Agrigento? 
 
 
 
Grazie a Grandangolo.