PERSONE DEL DIALOGO
L’uomo dal fiore in bocca
Un pacifico avventore
Ν. Β. Verso la fine, ai luoghi indicati, sporgerà due volte il capo dal cantone un’ombra di donna, vestita di nero, con un vecchio cappellino dalle piume piangenti.
Il blog di Calogero Mira sul tempo libero (e i tempi liberi...), i viaggi, i libri, la cucina, la musica, i giochi e la salute. Lombardia, Piemonte e Sicilia. Le loro gastronomie. La letteratura siciliana ed italiana. Suoni siculi, europei e del mondo. I giochi da tavolo. #CMTempoLibero
PERSONE DEL DIALOGO
L’uomo dal fiore in bocca
Un pacifico avventore
Ν. Β. Verso la fine, ai luoghi indicati, sporgerà due volte il capo dal cantone un’ombra di donna, vestita di nero, con un vecchio cappellino dalle piume piangenti.
Il re dei Franchi e dei Longobardi Carlo Magno il venticinque di dicembre dell'800 fu incoronato imperatore - praticamente d'Occidente -
da papa Leone III.
Circa due decenni prima era stato tenuto in ostaggio sia dal re franco Carlo Magno,
sia dai bizantini di Napoli,
della Sicilia,
guidati
da Adelchi,
il figlio di re Desiderio,
il fratello di Adelperga,
era stato tenuto in ostaggio l'erede legittimo del ducato di Benevento,
il figlio proprio della vedova Adelperga,
chiamato Grimoaldo,
dopo la morte del duca Arechi,
accaduta
il ventisei di agosto del 787.
Vi sarebbero stati gli interessi del papa Adriano I,
che avrebbe denunciato complotti che non esistevano per spingere
il re Carlo all'intervento militare decisivo.
Lei, Adelperga,
voleva
da re Carlo la restituzione del figliolo.
Nel 788 Carlo liberò Grimoaldo,
con la condizione della sottomissione pubblica al regno dei Franchi.
L'imperatrice e basilissa Irene d'Atene,
prima della reintroduzione del culto delle immagini decisa
dal Concilio di Nicea II,
dal Secondo concilio di Nicea,
invece,
del 787,
aveva problemi seri in Sicilia ed una ribellione che metteva in discussione la sua autorità e propose
un matrimonio tra suo figlio,
che diventerà
l'imperatore Costantino VI,
ed una figlia di Carlo, Rotrude.
Del progetto e programma di matrimonio combinato non se ne fece nulla.
Nell'812 o nell'anno successivo,
dunque dopo l'inconorazione di Carlo ad imperatore,
i Mori ed i Saraceni di Spagna ed Africa avevano aumentato
le loro incursioni sulle isole del mar Mediterraneo.
Nell'813 Carlo aveva consigliato
al reggente bizantino in Sicilia di allearsi contro questa minaccia,
ma il reggente e guida politica regionale e locale non ebbe il coraggio di prendere una tale iniziativa senza il sì e l'autorizzazione imperiale bizantina,
chiese
la mediazione del papa Leone III,
che non volle avere
un ruolo nella vicenda.
Niente alleanza,
i bizantini persero posizioni nel Sud dell'Italia e se ne avvantaggiarono i Franchi,
mentre i Saraceni avanzarono ed occuparono
la Sicilia per oltre un secolo,
ma anche le coste della Provenza,
della cosiddetta Settimania.
Altro su Carlo Magno,
sulla sua corte,
in una delle prossime righe.
A CMEpica,
a CMLibri,
piace
l’antica «magia»
dell’opera dei pupi e chissà questa quando tornerà
a rivivere sul palco di un teatro della mia città.
Credo e spero di avere visto «Orlando alla rupe dell’indovino»
della Compagnia dei pupari Vaccaro - Mauceri di Sircusa.
I testi erano ispirati
ai canti del poema cavalleresco «Orlando innamorato»
di Matteo Maria Boiardo e la regia teatrale era firmata
da Alfredo Mauceri.
La morte di nobili ed alti ufficiali,
tra cui Hruodlandus (Orlando),
il prefetto del cosiddetto limes di Bretagna,
accadde durante la ritirata di Carlo e dei Franchi,
nella battaglia di Roncisvalle,
tradizionalmente avvenuta
il quindici di agosto del 778,
in quest'imboscata,
in questo agguato contro i Franchi da parte di tribù basche,
che erano state cristianizzate soltanto in maniera superficiale oppure erano ancora legate al paganesimo.
Quest'episodio storico ispirò
uno dei passi della «Chanson de Roland»,
di Turoldo,
a quanto sembra e pare,
composta numerosi secoli dopo,
intorno al 1100.
I Franchi non poterono mai avere vendetta della sconfitta nella battaglia di Roncisvalle perché
le truppe straniere che accompagnavano
l'esercito franco speravano
in un lauto premio alla fine della spedizione e rimasero deluse.
Vi fu
un indebolimento del prestigio militare di Carlo.
Torno ad «Orlando alla rupe dell’indovino»,
che era un appuntamento culturale della rassegna teatrale «Matinée per le scuole».
In quello spettacolo teatrale con i pupi siciliani la presenza della bella ed ammaliatrice principessa Angelica alla corte di Carlo Magno aveva turbato numerosi e molti cavalieri,
tra i quali Rinaldo ed Orlando.
Giungeva la notizia che Angelica era fuggita da Parigi ed il prode ed innamorato Orlando intraprendeva
un viaggio alla ricerca dell'oggetto del suo desiderio,
della donna che desiderava ed amava.
Le tracce lasciate e le situazioni accadute lo conducevano
al cospetto di un misterioso mostro indovino.
Credo di ricordarmi ancora questa scena teatrale.
Riusciva il valoroso Orlando a sfuggire agli artigli ed agli enigmi del mostro della rupe?
Secondo voi?
Carlo Magno sembra sia citato sia nell'«Inferno»
sia nel «Paradiso»
della «Divina commedia»
di Dante Alighieri,
ebbe cinque mogli,
almeno diciotto figli,
anche le amanti.
Alle figlie non fu consentito il matrimonio,
ma ebbero relazioni stabili.
Dopo la morte del papà,
di Carlo Magno,
alle figlie superstiti di Carlo,
il figlio Ludovico il pio impose
il monastero.
Com'era religioso...
L'imperatore Carlo Magno sarebbe stato definito
il «padre dell'Europa»
da coloro che sarebbero
gli unificatori dell'Europa,
da Federico Barbarossa,
da Luigi XIV,
da Napoleone Bonaparte,
da Jean Monnet,
dall'ex cancelliere tedesco Helmut Kohl,
sarebbe,
proprio tramite questo figlio Ludovico il pio,
il quasi antenato di quasi tutte le case reali del continente d'Europa,
dei Windsor del Regno unito,
dei reali del Belgio,
dei Borboni di Spagna,
della famiglia granducale del Lussemburgo,
anche dei Savoia e di altre famiglie reali non più regnanti,
persino soltanto del re di Svezia Carlo XVI Gustavo,
non drll'intera casa reale di Svezia.
Vorrei
leggere
il riferimento - o i riferimenti -
a Carlo Magno nel capitolo I del libro «La guerra del Vespro siciliano»,
del 1843,
di Michele Amari;
nel capitolo V del romanzo «Don Chisciotte della Mancia»,
del 1605,
di Miguel de Cervantes,
anche, eventualmente,
con traduzione letteraria del 1818 dallo spagnolo di Bartolommeo Gamba.
Buona lettura anche dell'«Orlando furioso»
di Ludovico Ariosto,
anche qui con il re Carlo;
della «Canzone d'Aspromonte»,
del XII secolo,
del secolo 1100,
in francese.
L'ingresso in questo teatro agrigentino costava sette euro e non mi sembra molto.
Le informazioni e le prenotazioni erano possibili ad un numero 0922,
il prefisso telefonico di Agrigento,
o ad un numero di telefonino con prefisso telefonico 368.
Si sa cosa accadeva nella mia città di Agrigento ai tempi di Carlo Magno,
del «Grande»?
«Orlando alla rupe dell’indovino»
anni fa nel teatro diretto da Giovanni Moscato,
al «Teatro della Posta vecchia»,
sulla salita Giambertoni,
nel mio centro di Agrigento,
con il patrocimio del Parco Valle dei templi di Agrigento.
Grazie ad una pagina di un sito d'informazione agrigentina su cui non vado più,
per le autorizzazioni loro sulla privacy che non mi convengono,
alla pagina «Eventi»
di una rubrica giornalistica che non guardo più,
«Cosa fare in città»
di Agrigento Notizie;
alle righe «Accadde oggi»
della rubrica giornalistica «L'almanacco del giorno»
del sito internet d'informazione agrigentina «Scrivo libero»;
alle categorie «Ciclo carolingio»,
«Personaggi dell'Orlando innamorato»,
al «Portale Letteratura»,
al «Portale Guerra»,
al «Portale Medioevo»,
dell'enciclopedia in rete Wikipedia in italiano;
alla biblioteca in rete WikiSource in italiano.
«Orlando alla rupe dell’indovino»
era stato rappresentato dal quattordici al diciotto di febbraio del 2023.
«In una cittadina di Sicilia - Ai tempi nostri» in parte violenza.
Sicuramente tragedia in questa «'A Vilanza»
(«La bilancia»
in siciliano,
in lingua siciliana)
di Nino Martoglio,
di Luigi Pirandello,
per me a teatro,
vicino alla salita Giambertoni,
Il primo personaggio teatrale maschile a parlare è Saru Mazza,
un agrimensore di trent'anni,
e prima di lui Ninfa,
la moglie di ventotto anni di Oraziu Pardu,
un perito agronomo di trentacinque anni.
Che dice:
«Biviti 'n'autru tanticchia!... Vaia, cumpari!...»
Dopo di lei parla Anna,
la moglie di Saru,
di venticinque anni.
Anna le risponde:
«No, ppi carità, n' 'o faciti biviri chiù!... N' 'o viditi ca ci leva?...»
e non mi sono assolutamente accorto che fosse sulle spine,
anzi, sembrava quasi ci fosse un clima cordiale e non falso,
un clima gentile.
La regia teatrale,
l'adattamento teatrale di Camillo Mascolino,
rispetta abbastanza il copione teatrale pirandelliano e di Martoglio,
ma non era presente la finestra.
Nella Scena I,
nella scena prima,
«(La tavola è ancora apparecchiata e i quattro personaggi sono alla fine del desinare - Ninfa versa da bere a Saru, che è acceso in volto e imbambolato, non tanto per il vino bevuto quanto per lo stordimento della passione aizzosa e sfacciata di Ninfa, che lo tiene come sotto un fascino - Anna è sulle spine, più per la paura di Oraziu e per la vergogna dello spettacolo di audacia della donna, che per gelosia del marito. - Oraziu - che in realtà nota tutto - finge di non accorgersi di nulla e con un sorriso sardonico pare che inciti i due a compromettersi di più agli occhi di Anna, verso la quale si mostra rispettoso).»
Nella rappresentazione che ho visto la tavola era molto in parte ancora apparecchiata
in quanto c'erano soltanto i bicchieri e non si capiva assolutamente che i quattro personaggi teatrali fossero alla fine del mangiare e non si notava
che il Saru,
ritratto dall'attore teatrale Paolo Di Noto,
fosse acceso in volto ed imbambolato
né per il vino bevuto
né per lo stordimento della passione di Ninfa,
mentre, invece, del cast
teatrale l'attrice Ilaria Bordenca rende benissimo la passione aizzosa e sfacciata di Ninfa.
Anna, invece,
interpretata dall'attrice teatrale Rosa Maria Montalbano,
non sembra sulle spine,
mentre Oraziu,
nell'interpretazione teatrale di Francesco Maria Naccari,
potrebbe anche notare tutto
e fingere di non accorgersene.
Non lo posso escludere.
Saru ribatte: «Si, veru è, grazii, cummari, basta... assai haiu vivutu...»
Il personaggio di Donna Rachela,
la zia di Anna,
nei suoi panni l'attrice Lia Cipolla,
ha un ruolo secondario.
Mentre la novità dell'adattamento di Mascolino è costituita dall'apparizione dell'attrice Anna Grazia Montalbano,
da dietro,
e per me non è stato facile girarmi
perché ero in prima fila
e preferivo ascoltare
più che vedere lei
che, in un certo senso,
introduceva o commentava,
faceva il commento finale su quanto era accaduto e sul triste finale.
Poco da notare sui costumi di Donatella Giannettino,
mentre l'impianto scenografico della Giannettino è degno di nota perché,
seguendo le indicazioni teatrali del regista,
sceglie una cornice che,
come spiegava in parte Anna Grazia Montalbano sulla scena all'inizio,
basta un po' di interpretazione,
un pizzico di interpretazione,
rende il palco teatrale una sorta di quadro in 3d,
un quadro a tre dimensioni ed in movimento.
E, come al solito in questo teatro,
c'erano il suono e le luci di Tony Bruccoleri.
Quel che mi aveva colpito di questo spettacolo teatrale era avere scoperto la vicinanza del riferimento di Donna Rachele alla capra che mi aveva fatto pensare alla mucca nel film «I due vigili»
- o «I 2 vigili» -
con il personaggio cinematografico di Francesco Lo Cascio,
che, spero sullo schermo cinematografico,
sullo schermo televisivo,
sullo schermo del computer,
prende forma grazie a Franco Franchi,
con il soggetto cinematografico di Giorgio Bianchi,
con la sceneggiatura cinematografica originale di Roberto Gianviti,
mucca la quale dorme sul letto di Lo Cascio.
E volete visitare,
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la Agrigento di Luigi Pirandello,
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Buon lavoro a questi cantanti e musicisti:
Daniele Delle Piane, Barbara Pirreara, Carlotta Alonge, Stefano Iaconomanno, Vittoria Terrazzino, Anna Iadoresta, Sofia Vizzì e Myriam Neri;
Matteo Randisi, Emily Plano, Gabriel Martinez, Luigi Gaglio, Roberto Puma e Vincenzo Fretto.
Ed anche a Damiano Tarallo.
Purtroppo ho saputo soltanto dopo del loro concerto al Teatro della Posta vecchia di via Giambertoni,
nel mio centro di Agrigento,
con la direzione artistica di Riky Ragusa,