Il film «Piedone a Honk Kong»,
con soggetto cinematografico di Lucio De Caro.
Altro su Honk Kong fra alcune righe.
Non mi sono mai sentito mortificato
dalla vendita del souvenir dell'«U mafiusu»,
della «A mafiusa»,
della «A famiglia mafiusa»,
«A famigghia mafiusa».
Sono, peraltro, ben realizzati,
non mi risulta che facciano guadagnare la mafia,
sono
una forma di economia,
di espressione sociale,
anche e persino contro la mafia,
a favore della cultura della legalità,
non inneggiano assolutamente alla mafia,
io sono per la libertà,
per la libertà di espressione,
anche dei film di Franco e Ciccio,
di Franco Franchi,
di Ciccio Ingrassia,
sulla mafia,
sui mafiosi.
Perché non si deve discutere
e parlare
della mafia,
della criminalità organizzata,
anche con «u mafiusu»,
con «a mafiusa»,
con «a famiglia mafiusa»,
perché devono essere proibiti
questi souvenir,
perché non si deve
e può dire,
scrivere,
che la Sicilia è stata anche terra di mafia?
Nell’ordinanza di divieto di vendita di questi souvenir sul territorio di Agrigento l'ex sindaco della mia città scriveva:
«Ritenuto che la vendita di tali prodotti nel territorio di Agrigento mortifica la comunità agrigentina, da anni impegnata nella diffusione della cultura della legalità, si ordina il divieto di vendita di qualsiasi tipo di oggetto che inneggi, o richiami in qualunque modo e forma, alla mafia e alla criminalità organizzata».
Mi auguro che ci siano ricorsi alla magistratura contro questo provvedimento dell'ex primo cittadino della mia città di Agrigento,
che questi ricorsi siano vinti.
Ecco la nota della Cgil:
La CGIL di Agrigento interviene sulla questione del divieto di vendere oggetti che inneggiano alla mafia, apprezzando tale scelta, una pratica purtroppo diffusa in alcune zone turistiche della Sicilia. Il sindacato ha espresso preoccupazione per la presenza di questi oggetti, che non solo banalizzano la gravità del fenomeno mafioso, ma rischiano anche di alimentare una cultura di omertà e di glorificazione della criminalità organizzata. La CGIL ha chiesto il potenziamento e, di conseguenza, un rafforzamento dei controlli da parte dei vigili urbani e delle altre autorità competenti, affinché si assicuri il rispetto delle normative che vietano la vendita di tali prodotti. L’obiettivo è quello di tutelare l’immagine della città e promuovere una cultura della legalità, sensibilizzando i cittadini e i turisti sull’importanza di combattere ogni forma di criminalità organizzata. La CGIL ha chiesto il potenziamento e, di conseguenza, un rafforzamento dei controlli da parte dei vigili urbani e delle altre autorità competenti, affinché si assicuri il rispetto delle normative che vietano la vendita di tali prodotti. L’obiettivo è quello di tutelare l’immagine della città e promuovere una cultura della legalità, sensibilizzando sia i cittadini che i turisti sull’importanza di combattere ogni forma di apologia della mafia. Questo intervento si inserisce in un più ampio contesto di lotta alla mafia e alla diffusione di messaggi che ne minimizzano la pericolosità, sottolineando l’importanza di un’azione coordinata tra le istituzioni e la società civile per contrastare questo fenomeno. Il sindacato ha sottolineato l’importanza di un monitoraggio costante da parte delle forze dell’ordine per garantire il rispetto delle normative e prevenire la diffusione di messaggi che possono alimentare una cultura mafiosa.
L’ex procuratore della
Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio,
attualmente sarebbe procuratore generale a Cagliari, a quanto mi risulta,
era intervenuto
sul divieto di vendita di souvenir turistici a tema mafia imposto dall'ex sindaco Franco Miccichè ad Agrigento.
Ed affermava:
Lodevole iniziativa quella del sindaco di Agrigento, che ha vietato la vendita di gadgets che rimandano ad una immagine della mafia folcloristica e per certi versi rassicurante. Iniziativa che non brilla certo per ironia anche se ha il pregio di essere a ‘costo zero’ per l’amministrazione. Ma proprio perché attraverso questi, invero, pacchiani oggettini viene veicolata una immagine della mafia più folcloristica che reale, ben altre dovevano essere le iniziative antimafia, a partire dalla denuncia dei vecchi e nuovi ladri delle risorse idriche, tanto pubblici che privati, e rilanciare un’amministrazione della Cosa pubblica attenta allo sviluppo del territorio scevra da condizionamenti ambientali e clientelari. Ma mi rendo conto che una iniziativa di tal fatta ha costi economici, ma soprattutto umani e culturali, ancora purtroppo, insostenibili in questa Isola”.
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